Quello che è successo al mercato dell’auto nel mese di agosto è un chiaro esempio di come la politica degli annunci possa essere pericolosa e dannosa per un comparto industriale. Il dato di chiusura di 53.191 autovetture è pari ad un calo dello 0,2% sul livello molto già molto depresso dellʼagosto 2013, segnando il secondo valore negativo nell’anno dopo quello di maggio.

Agosto, del resto, non è mai stato un periodo fondamentale per le vendite, ma questa volta c’è un fattore negativo in più da considerare. Infatti una delle principali cause del segno meno è imputabile alle dichiarazioni fatte alla fine di luglio dal Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi. Aveva annunciato che erano allo studio per il settore dell’auto delle iniziative che, attraverso una serie di agevolazioni fiscali, avrebbero permesso alle famiglie di detrarre una parte del costo di acquisto della vettura dalla dichiarazione dei redditi e per un certo numero di anni.
L’idea riprendeva quanto già fatto a suo tempo, con buoni risultati, nel campo dell’edilizia, e aveva come obiettivo anche quello di rinnovare un parco auto che sta inesorabilmente invecchiando portandosi dietro tutta una serie di problematiche legate alla sicurezza e all’inquinamento.

Così non è avvenuto perché di questi provvedimenti ancora non c’è traccia nel decreto “Sblocca Italia”, ed è del tutto logico che anticipare la possibilità di godere di incentivi senza che una misura del genere non sia seguita immediatamente dalla loro entrata in funzione ha un effetto depressivo sulla domanda. Molti potenziali acquirenti sono infatti portati a rinviare le decisioni di acquisto già maturate. In pratica si è fermato il mercato in attesa di tempi migliori che si spera arrivino presto anche se non si capisce attraverso quale strada.

A questo punto serve chiarezza da parte dell’Esecutivo e soprattutto una sollecita risposta relativamente all’entrata in vigore delle facilitazioni annunciate anche sul loro contenuto economico che deve essere tale da stimolare realmente la domanda.
L’auto ha sempre rispecchiato il momento economico di un paese e non ci sono elementi che indicano una prossima ripresa della domanda, il PIL è negativo da due trimestri, la stagnazione è diventata deflazione. Non solo, ma si innestano processi perversi come il calo dei consumi di carburante, segno di un minore utilizzo dell’auto e nessun miglioramento c’è stato sul piano della pressione fiscale specifica che continua ad essere a livelli record, per non parlare del caro-carburanti e del caro-assicurazioni.

C’è quanto basta per continuare a pensare che la crisi continui nel totale disinteresse e nell’incertezza dell’azione del Governo per un settore, filiera compresa, che dà lavoro a 1.200.000 persone. Quindi si evitino annunci controproducenti e si dia immediato avvio agli, per ora solo, annunciati interventi a sostegno del comparto Automotive.