Ritornano gli incentivi sull’acquisto delle automobili. Sono stati stanziati 63,4 milioni di euro, con la firma da parte del Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi sul decreto dello scorso 3 aprile e effettivo a partire dal 6 maggio.
Il criterio guida è quello dell’inquinamento con quote suddivise secondo la quantità di CO2 prodotta e la cifra viene ripartita tra privati e aziende in uguale misura. Di per sé una buona cosa che dimostra che il Governo dedica un po’ di attenzione anche al settore dell’Automotive, ma ci sono alcune riserve e considerazioni da fare.

Sul sito del Ministero si possono trovare tutte le informazioni, ma in sintesi l’investimento è così suddiviso: 9,51 milioni di euro pari al 15% del totale, per vetture con emissioni di CO2 inferiori a 50 gr/km; praticamente solo le elettriche e quelle a idrogeno se mai ce ne fossero a listino. Per queste viene fissato un tetto massimo del 20% del valore dell’auto con un limite di 5.000 euro.
La seconda fascia è per i veicoli con emissioni di CO2 inferiori ai 95 gr/km ai quali sono destinati 22,2 milioni di euro, pari al 35% del totale. Qui la rosa diventa più ampia e rientrano le auto ibride e quelle alimentate a gas, metano e GPL che possono contare su 4.000 euro per unità. In tutti i casi non è previsto l’obbligo di rottamazione per i clienti privati.
Si passa poi alle aziende e Amministrazioni Pubbliche che hanno a disposizione i restanti 31,7 milioni. Le regole prevedono che in questo caso si possono acquistare veicoli con emissioni di CO2 inferiori ai 120 gr/km con però il vincolo di una riduzione di prezzo limitata a 2.000 euro. Non è tutto perché per accedere ai contributi bisogna che il mezzo da sostituire abbia almeno 10 anni di vita, quindi è prevista la rottamazione.
Ora come nella precedente tornata di contributi si tratta di una piccola cifra che difficilmente muoverà il mercato perché a conti fatti, se venissero utilizzati tutti, si tratterebbe al massimo di circa 15.000 vetture, un numero che potrebbe venire raggiunto in una decina di giorni.

Altro fattore abbastanza disomogeneo è nella disponibilità per le imprese perché è ormai abbastanza difficile trovare nelle società veicoli così anziani e solitamente dispongono di flotte più giovani. A meno che non vi vogliano sostituire i vari furgoni dei mercati rionali che sono molto vecchi e inquinanti ma che difficilmente verranno attratti da un aiuto così basso. La misura sembra pensata per aiutare i Comuni e gli Enti pubblici con difficoltà di budget e con parchi auto sicuramente obsoleti.
Non si capisce, infatti, perché sia rimasto il vincolo della rottamazione su cui era praticamente fallita la campagna del 2013 dove con le stesse condizioni vennero utilizzati solo 5 dei 40 milioni messi sul piatto. Non vorremmo si trattasse del solito annuncio ad effetto tipo “i soldi ci sono, ma nessuno li richiede” e così, in realtà, si realizza un risparmio.