Bei tempi gli anni ’90, quando la Honda spingeva le McLaren di Prost e Senna e trionfava a mani basse, raccogliendo vittorie e riconoscimenti. Adesso, dopo il tanto clamore suscitato dal ritorno in formula 1, la Casa giapponese è in crisi di risultati e d’identità.

Non è un mistero infatti che la McLaren Mp4-30 abbia nella power unit il suo punto debole: manca potenza, ma quel che è ancora peggio è che non c’è nemmeno l’affidabilità. Risultato? Cinque punti in nove gare con tanti saluti ai sogni di gloria.

Lo stesso Fernando Alonso, pur avendo un contratto faraonico inizia a far trapelare il suo malcontento, perché deve essere frustrante per un 2 volte campione del mondo lottare nelle retrovie. Oltre tutto, il fenomeno di Oviedo ha anche subito un grave incidente, dalle cause ancora poco chiare, nel corso dei test precampionato, e il suo sacrificio non sembra essere servito.

Come se non bastasse, dalla McLaren hanno fatto sapere che il telaio è all’altezza, puntando il dito senza mezzi termini sulla power-unit, forse troppo complessa anche per gli ingegnosi tecnici giapponesi. A fare da corollario a tutto ciò, pensano le scarse performance in Indycar, dove il motore Honda risulta essere il meno quotato del lotto.

Per questo Yoshuisa Arai, ovvero il capo del reparto motorsport potrebbe essere messo in discussione, e pagare in prima persona tutto ciò che sta accadendo. Infatti, come se non bastasse una situazione già difficile, anche le vendite iniziano a risentire dei mancati successi sportivi.

Oltre tutto, modelli come la nuova NSX e la Civic Type-R hanno sfruttato proprio il traino offerto dal ritorno in formula 1 e potrebbero pagarne le conseguenze sul piano commerciale. Un quadro piuttosto complesso, che avrebbe bisogno di un cambiamento di rotta clamoroso e, a tal proposito, ci si aspetta un netto miglioramento delle performance della power unit montata sulla McLaren proprio in vista di piste veloci come Spa o Monza, circuiti dove il motore conta davvero tanto.