Google Auto LLC è realtà. Dal 2011. Big. G ha segretamente gestito il suo programma di veicoli auto-guidanti sotto le spoglie di una società sussidiaria creata nel 2011. Secondo i documenti ottenuti dal The Guardian, Google ha creato una propria propria società automobilistica a responsabilità limitata ben quattro anni fa. La società è amministrata da Chris Urmson, entrato in carica nel maggio 2014 e responsabile del progetto self-driving car, che fornisce regolari aggiornamenti sulle vicende in cui sono coinvolte le auto a guida autonoma. Google Auto LLC ha allestito finora 23 Lexus RX 450h, quelle coinvolte nei recenti incidenti, e produrrà 100 Google car, per intraprendere test più significativi.

Per evitare gli onerosi requisiti di sicurezza e i crash test, le vetture di Google Auto saranno veicoli leggeri a bassa velocità (LSVs), in grado di raggiungere una velocità massima di 25 miglia orarie. Secondo i documenti, le macchine sono a trazione posteriore con ogni ruota dotata del proprio sistema frenante e alimentate da un motore elettrico da una batteria agli ioni di litio da 20-30 kW. Tutte le vetture sono state assemblati nella periferia di Detroit dal partner di produzione di Google, la società d’ingegneria Roush. Al North American International Auto Show dello scorso gennaio, Urmson ha annunciato colloqui con General Motors, Ford, Toyota, Daimler e Volkswagen. Nel mese di marzo ha detto a USA Today: “Fare le auto è davvero difficile, e le case automobilistiche sono molto brave a farlo. Quindi, nella mia mente, la soluzione è quella di trovare una partnership”.

Urmson ha aggiunto recentemente che “Google Auto LLC non venderà le sue auto e non ha intenzione di farlo”. Sarebbe improbabile, infatti, pensare attualmente a una commercializzazione di veicoli sperimentali ricchi di tecnologia all’avanguardia ma ciò non esclude che Google auto possa diventare un player importante nei prossimi anni come fa intuire Sebastian Thrun, ingegnere che ha lanciato il progetto di auto a guida autonoma: “L’ambizione di Google è sempre quello di andare fino in fondo, dalla ricerca al prodotto.” Secondo Anita Krug, professore associato di diritto presso l’Università di Washington a Seattle, per una società quotata in Borsa come Google, avere una società sussidiaria nel progetto di “self driving car” dovrebbe proteggere dalle reazioni degli investitori ad eventi negativi come incidenti stradali, fughe di notizie. E anche se il progetto non dovesse decollare, i creditori non potrebbero toccare gli asset di Google.

Google, che ha iniziato i test nelle strade pubbliche in giugno, ha rifiutato di commentare ogni dettaglio ma il fatto che in passato non abbia costituito filiali per altri progetti hardware creati dalla divisione segreta Google X, come ad esempio i Google Glass, induce a pensare che un futuro approdo sul mercato o una partnership di caratura mondiale siano altamente probabili.

Qui l’articolo del The Guardian.