Giorgio Faletti ci ha lasciati all’età di 63 anni a causa di un male incurabile. Quello che in molti forse non conoscono dello scrittore astigiano sono le passioni per la Ferrari, la Ducati e il rally, un mondo nel quale si cimentò ottenendo discreti risultati. Grande tifoso della rossa, sia su due che su quattro ruote, adotta lo stesso color fuoco sulla copertina di “Io uccido”, romanzo d’esordio e il più venduto in Italia dietro solo a “Il nome della rosa” i cui fatti sono ambientati durante il weekend del GP di Montecarlo e dove tra le vittime di “Nessuno”, lo pseudonimo del serial killer, c’è anche il pilota Jochen Welder, uno che conosceva bene la paura. Una storia nata forse grazie all’esperienza maturata da Faletti ai rally che ha avuto una parentesi anche nel Principato di Monaco, nel 1998.

Tutto iniziò nei primi anni ’90 alla cronoscalata del “Nido dell’Aquila” sugli sterrati del Monte Pennino. Sanremo non è stato solo il Festival del 1994 con “Minchia signor tenente” e del 1995 con “L’assurdo mestiere” ma anche il suo esordio in un Mondiale tre anni prima. In coppia con Geppi Cerri, navigatore del campionissimo Dario Cerrato, chiuse il rally al 15esimo posto e fu il pilota che ricevette i maggiori complementi tra le quattro Lancia Martini della squadra ufficiale.

Poi il ritorno, sei anni dopo, a Montecarlo sempre con Cerri ma stavolta su una Fiat Cinquecento Sporting con un 54esimo posto finale. Grande amico di Valentino Rossi, spesso si faceva vedere ai box Ducati, l’ultima volta due anni fa a Misano quando a Borgo Panigale correva ancora Valentino Rossi. Amico del Dottore, Faletti in ‘Appunti di un venditore di donne’ – è soprattutto un ducatista mentre in “Niente di vero tranne gli occhi”, uno degli investigatori, Jordan Marsalis, guida una Ducati 999. Negli anni Novanta, Giorgio ha curato una rubrica su Autosprint (“Io canaglia”) e ciò che colpisce è come possano esistere persone così geniali ed eclettiche che riescono a spostarsi da un ambito all’altro senza difficoltà ottenendo risultati notevoli.

“Tutte le volte che mi sono proposto in una nuova veste, comico o cantante o scrittore, c’è stato qualcuno pronto a sostenere che non avevo il physique du rôle” disse qualche anno fa a Vanity Fair. Una vita di corsa, sempre a sperimentare. La corsa, quel leit motiv che ritrovi costantemente tra le sue frasi celebri e che dominerà per sempre il suo sito: “L’ importante non è quello che trovi alla fina di una corsa. L’importante è quello che provi mentre corri”.

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