L’esordio di Gilles Villeneuve con la Ferrari non fu soddisfacente. Nel Gran Premio del Canada del 1977, a Mosport Park, si qualificò col 14° tempo. In gara si ritirò a quattro giri dal termine per la rottura della trasmissione. Fu classificato 12°. Andò ancora peggio, molto peggio, due settimane più tardi, nel Gran Premio del Giappone, sulla pista del Fuji. In prova ottenne il 20° tempo. In gara, dopo sei giri, il suo primo grande incidente: lottava per il 14° posto con la Tyrrell di Ronnie Peterson; al termine del rettilineo d’arrivo tentò di sorpassare lo svedese, ma urtò la sua ruota posteriore; la Ferrari decollò, ribaltandosi più volte e superando la barriera di protezione. Atterrò in una zona teoricamente vietata al pubblico, invece gli spettatori c’erano e furono travolti. Morirono un commissario di percorso e un fotografo; altre dieci persone furono ferite. Gilles restò illeso. Molti tra gli addetti ai lavori incolparono il canadese dell’incidente e volevano la sua testa. Peterson lo definì “un pericolo pubblico”.

Ma Enzo Ferrari ignorò le critiche e lo confermò per la stagione 1978. Nemmeno il nuovo campionato cominciò bene. La Ferrari aveva molti problemi di guidabilità e di gestione delle gomme. Il mondiale era completamente fuori portata. Villeneuve alternò alcuni piazzamenti interessanti ad altri incidenti più o meno vistosi, che gli valsero il nomignolo di “aviatore”. Ad ogni modo Ferrari vedeva in lui una crescita costante. Dopo la corsa di Monza lo riconfermò anche per il 1979. Nell’ultima gara stagionale, in Canada sul nuovo circuito di Montreal, Gilles ottenne la sua prima vittoria in Formula 1. Partito in terza posizione dietro al poleman Jean-Pierre Jarier e alla Wolf di Jody Scheckter, Villeneuve superò il sudafricano al 25° giro. Al 49° giro Jarier si ritirò per un guasto: Gilles controllò la corsa per i restanti venti giri e trionfò in casa propria. Unica volta nella storia della Formula 1, sul podio Villeneuve non stappò una bottiglia di champagne ma una di birra Labatt, un’istituzione in Canada e suo sponsor personale.

Nel 1979 la musica cambiò, anche se non subito. Jody Scheckter prese il posto di Carlos Reutmann e alla terza gara in Sudafrica la scuderia di Maranello fece debuttare la vettura 312 T4. Nonostante lo stesso Enzo Ferrari la definì “la più brutta macchina mai costruita da noi“, riusciva a sfruttare efficacemente l’effetto suolo proprio grazie alle orrende e lunghissime pance laterali; inoltre il suo V12 aveva potenza da vendere. I risultati si videro subito: nonostante per contratto la prima guida fosse Scheckter, il più veloce inizialmente fu proprio Villeneuve, che vinse due gare consecutive, in Sudafrica e negli Stati Uniti a Long Beach.

Seguirono due settimi posti ed un ritiro. Poi arrivò il Gran Premio di Francia, a Digione. Vero e proprio materiale da leggenda. Accadde tutto negli ultimi tre giri. In testa si trovava la Renault turbo di Jean-Pierre Jabouille con un ampio margine. Secondo il compagno di squadra René Arnoux; Villeneuve stava rimontando e un calo nel motore del transalpino gli consentì di raggiungerlo. Ne seguì un duello che già allora poteva essere definito d’altri tempi: sorpassi e controsorpassi nelle strette e tortuose curve di quel tracciato, frenate al limite, gomme che fumavano, ruote che si toccavano; nessuno dei due cedeva. Fu uno spettacolo assoluto. Villeneuve la spuntò proprio pochi metri prima dell’arrivo e agguantò la seconda posizione. Più tardi Gilles avrebbe commentato: “E’ stato veramente divertente. Pensavo che ci saremmo sicuramente ribaltati, perché quando le ruote arrivano ad incrociarsi è facile che un’auto possa salire sull’altra“. Rivediamo qui sotto queste immagini epiche.

La costanza nei piazzamenti permise a Scheckter di accumulare un ampio vantaggio in classifica. Ma il suo compagno di squadra non si dava mai per vinto. In Olanda, a Zandvoort, Gilles ne fece un’altra delle sue, rimasta nella memoria: uscito di pista mentre era in testa, gli esplose la gomma sinistra posteriore. Altri si sarebbero ritirati, lui no. Rientrò in pista e fece quasi un giro intero su tre ruote per rientrare ai box. Tuttavia danneggiò anche la sospensione, così dovette ritirarsi. Eccolo qui sotto.

Scheckter si aggiudicò il titolo mondiale in anticipo vincendo a Monza, dove la Ferrari non centrava una doppietta dal 1966. Villeneuve si consolò col secondo posto iridato e con una nuova vittoria negli Stati Uniti, a Watkins Glen.

Il 1980 fu semplicemente da dimenticare. La Ferrari si rivelò subito non competitiva di fronte alle Williams-Ford di Jones e Reutmann, ma anche alla Brabham-Ford di Nelson Piquet. L’inferiorità della 312 T5 fu tale che ben presto i progettisti si dedicarono allo sviluppo della vettura turbo per l’anno successivo. Né Villeneuve né tantomeno Scheckter (che si sarebbe ritirato al termine di quella stagione) ottennero risultati significativi.

Nel 1981 la Ferrari portò in gara la 126 CK con motore turbo. Il francese Didier Pironi prese il posto di Scheckter. I progressi furono notevoli, ma il telaio non era all’altezza. Williams e Brabham restarono le auto migliori. Villeneuve collezionò molti ritiri, ma riuscì a conquistare due vittorie. A Montecarlo agguantò il secondo posto in griglia alle spalle di Nelson Piquet (che avrebbe poi vinto il mondiale). Dopo venti giri perse la posizione, superato da Jones; cinque giri più tardi fu sorpassato anche da Riccardo Patrese, il quale successivamente si sarebbe ritirato per un guasto. Al 53° giro Piquet andò a sbattere durante un doppiaggio. Jones fu costretto ad una sosta per la benzina; rientrò ancora davanti, ma Villeneuve aveva suonato la carica e negli ultimi quattro giri rimontò in modo irresistibile. Superò Jones proprio sotto la bandiera a scacchi.

Tre settimane dopo in Spagna, sulla pista di Jarama, Gilles Villeneuve compì il suo ultimo capolavoro. Qualificatosi settimo, Gilles partì benissimo, trovandosi terzo alla prima curva. Alla fine del primo giro superò Reutmann; aveva solo Jones davanti a sè. Al 14° giro il campione del mondo commise un raro errore e andò fuori pista. Villeneuve si trovò al comando. Ma dietro gli avversari non mollavano. Il canadese allora mantenne il sangue freddo, sfruttando in rettilineo la potenza del turbo e resistendo nelle curve. Non si lasciò trascinare dall’irruenza, non prese rischi. Tagliò per primo il traguardo sotto la bandiera a scacchi con due decimi di vantaggio su Laffite.

Fu qui che Enzo Ferrari, il quale ebbe sempre un occhio di riguardo per lui, si spinse a paragonare Villeneuve a Tazio Nuvolari. E il Drake aveva conoscenza diretta di cosa fu Nuvolari. Gilles aveva raggiunto la maturità e venne riconosciuto come uno dei più grandi. Ormai era solo questione di attendere una macchina all’altezza. Purtroppo invece nel 1982 accadde ciò che tutti sappiamo.