La storia dell’automobilismo narra di diversi piloti che, pur non avendo vinto tanto, sono ricordati tra le leggende assolute delle corse. Uno di questi è certamente Gilles Villeneuve. Il suo albo d’oro in Formula 1 non rende l’idea dell’impatto che il pilota canadese ha avuto su milioni di appassionati in tutto il mondo, non solo canadesi o italiani, non solo tifosi della Ferrari. I 6 gran premi vinti su 68 gare disputate, il secondo posto nel campionato mondiale 1979 e le 2 sole pole position ottenute raccontano una storia molto diversa; semplicemente, i numeri non riescono a fotografare correttamente Villeneuve. In questi giorni cade l’anniversario della sua morte. Ogni occasione, seppure triste come questa, è ben accetta se fornisce il pretesto per parlare ancora di lui, per ricordare una volta di più le sue imprese.

Dopo il fatale incidente del ferrarista a Zolder, disse di lui Alain Prost, che si misurò con Villeneuve agli inizi della propria carriera, dal 1980 al 1982: “Gilles è stato l’ultimo grande pilota. Noi altri siamo solo un pugno di bravi professionisti“. Uno che se ne intende, sebbene lo abbia detto prima di diventare uno dei piloti più vincenti della storia. Ripercorriamo quindi la prima parte della vita e della carriera del piccolo (era alto 1,56 metri) grande canadese.

Gilles Villeneuve nacque a Saint-Jean-sur-Richelieu, località del Québec, il 18 gennaio 1950. Aveva nove anni quando, dopo lunghe insistenze, suo padre gli permise di guidare brevemente il furgone Volkswagen di famiglia. A dodici anni s’intravide quell’irruenza che lo avrebbe reso famoso, e a volte famigerato, sulle piste della F.1. Di nascosto prese l’auto del padre, una Pontiac, e fece un giro nei dintorni: su un tratto di asfalto viscido in una brutta curva, andò a sbattere ad alta velocità contro un palo. Distrusse la macchina, ma restò illeso. Una volta presa la patente (nel Canada si può fare a 16 anni) e acquistata una piccola Skoda, l’adolescente Gilles collezionò un numero impressionante di multe per eccesso di velocità e guida pericolosa: per lui le strade erano delle piste.

Il richiamo delle corse era ovvio. Così un anno dopo si accostò alle competizioni. Comprò una Ford Mustang e partecipò ad alcune gare di accelerazione (drag races) e a qualche corsa sui circuiti ovali in terra battuta. Ma non facevano per lui. Gilles sognava la Formula 1, tuttavia per lo spericolato e certamente non ricco diciottenne era ancora inaccessibile. Nel frattempo si dedicò ad altro: poiché il Canada ha un territorio enorme e molto freddo, le corse in motoslitta (snowmobile) sono molto praticate e seguite. Cominciò nelle gare dilettantistiche con uno di questi mezzi, comprato dal padre. Poi un amico di famiglia gli regalò una motoslitta appositamente costruita per le competizioni. E qui il giovane Gilles potè mettere in mostra il proprio talento. In questa categoria vinse in rapida successione i campionati del Québec, del Canada e del mondo.

Era il 1973, tempo di passare dai pattini sulla neve alle quattro ruote sull’asfalto. Frequentò la scuola di pilotaggio di Jim Russell, ex pilota inglese degli anni ’50. Qui impressionò enormemente tutti gli istruttori. Ben presto Gilles riuscì ad acquistare una Formula Ford vecchia di due anni e gareggiò nel campionato in Quebec. Se lo aggiudicò vincendo 7 gare su 10, sempre guidando come se fosse sulla neve. A questo punto Villeneuve tentò di fare il salto di qualità. Rastrellando ovunque e a gran fatica il denaro necessario, riuscì a partecipare al campionato di Formula Atlantic, principale categoria canadese nelle monoposto. Sfasciò due telai durante le prove invernali; ottenne un terzo posto all’esordio; ma nella terza gara, guidando come sempre “alla Villeneuve”, si schiantò e si fratturò una gamba. Restò fuori un paio di mesi e la stagione si concluse senza progressi e con molti debiti.

Per affrontare le difficoltà economiche e sostenere le corse in pista Villeneuve continuò a correre anche sulle motoslitte, dove vinceva e poteva ottenere alti ingaggi, parallelamente alla Formula Atlantic, nella quale guidava una macchina con telaio March e motore Ford. Il primo exploit arrivò il 22 giugno 1975: su una pista inondata da un temporale, Gilles guidava cieco e sul sapone, ma riusciva a mettere la macchina dove gli altri non osavano, più forte di quanto gli altri non riuscissero; vinse rifilando 15 secondi a Bobby Rahal (che nel 1986 avrebbe vinto la 500 miglia di Indianapolis). Questo capolavoro sotto la pioggia non vi ricorda qualcuno? Un certo Ayrton Senna, per caso?

Nel 1976 i problemi economici erano risolti. Villeneuve aveva un solido contratto per la Formula Atlantic e lasciò per sempre le motoslitte. Quell’anno partecipò anche alla 24 ore di Daytona su una Chevrolet Camaro, però un guasto al motore lo costrinse al ritiro. Ma sulla monoposto le vittorie arrivavano a ripetizione. Così Gilles fu notato dal rampante dirigente Ron Dennis, che gli fece provare una March di Formula 2 nella corsa francese di Pau. Si qualificò decimo, lottò con i primi, ma il motore cedette. A fine stagione, nella più prestigiosa corsa canadese per la Formula Atlantic, a Trois-Rivières, Villeneuve ebbe come compagno di squadra nientemeno che James Hunt, il quale di lì a poco sarebbe diventato campione del mondo in Formula 1. Gilles vinse dominando la gara.

Hunt rimase impressionato e raccomandò lo spericolato canadese alla scuderia McLaren. La squadra allora diretta da Teddy Meyer lo fece esordire in Formula 1 nel 1977 a Silverstone. La sua era la terza vettura del team, tecnicamente molto superata. Si fece comunque vedere, piazzandosi nono in griglia e finendo la gara all’11° posto. Tuttavia la McLaren non lo riconfermò. Così Gilles tornò, affranto, in Canada. Temeva di aver perso l’occasione della vita. Ma qualcun altro ben più importante si accorse di lui: Enzo Ferrari.

Un giorno di fine agosto il telefono di casa Villeneuve squillò. Rispose Joanna, la moglie di Gilles, dicendogli che era “qualcuno che parla inglese con un accento straniero“. La telefonata arrivava da Maranello. La Ferrari stava cercando un sostituto per Niki Lauda, il quale aveva annunciato che avrebbe lasciato la scuderia italiana subito dopo la conquista matematica del mondiale. E il grande vecchio aveva scelto Villeneuve. Il giovane Gilles esordì sulla vettura del Cavallino proprio in Canada, il 9 ottobre 1977 sulla pista di Mosport. La leggenda stava per cominciare.