Negli anni ’80 arrivò la grande automazione industriale (foto by InfoPhoto, lo stabilimento di Pratola Serra). Le fabbriche robotizzate della Fiat furono all’avanguardia nel mondo. E la strategia dell’internazionalizzazione arrivò a compimento. Il gruppo torinese possedeva impianti produttivi in quattro continenti. Nel 1985 ci fu un tentativo di accordo con la Ford, ma non se ne fece nulla. Nel 1986 la Fiat acquistò dall’Iri l’Alfa Romeo. Nello stesso anno, dietro fortissime pressioni americane, Agnelli decise di disfarsi della presenza ingombrante di Gheddafi nel pacchetto azionario.

Nel 1991 Gianni Agnelli venne nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga. L’ultima sua operazione di rilievo fu l’accordo con la General Motors, nella consapevolezza che la Fiat da sola non avrebbe mai potuto competere in un mercato che stava per diventare globalizzato. L’intesa prevedeva l’acquisto da parte di GM del 20% di Fiat (pagandolo con il 5% di azioni GM) e un’opzione per la Fiat di cedere il restante 80% negli anni successivi, con l’obbligo per GM di accettare. Ma successivamente, con entrambi i gruppi in forte crisi, GM pagò salato per restituire alla Fiat il 20% già comprato.

Il 24 gennaio 2003 Gianni Agnelli morì in seguito ad un carcinoma alla prostata, nella sua storica residenza di Villa Frescot, sulle colline di Torino.

Fiumi d’inchiostro sono stati usati per scrivere su di lui, chilometri di carta, pellicola e nastro magnetico documentano la sua vita e registrano i chiaroscuri della sua carriera. Successi e sconfitte, grandi intuizioni e colossali errori. Attraverso la sua guida la Fiat è diventata una multinazionale compiuta, ma ha anche rischiato di fallire. Sotto la sua presidenza le linee di montaggio hanno prodotto auto di enorme successo come Uno, Panda e 127, ma anche solenni cantonate come la Duna. E’ uscito indenne dagli anni caldi degli scioperi selvaggi dando, seppure indirettamente, un colpo letale all’estremismo sindacale con la famosa “marcia dei quarantamila” (i lavoratori che il 14 ottobre 1980 sfilarono a Torino reclamando il diritto a poter lavorare, contro uno sciopero che bloccava i cancelli da 35 giorni). Riuscì a soffiare l’Alfa Romeo alla Ford, ma per lunghi anni subì un ostracismo crescente degli Stati Uniti per aver ceduto consistenti quote azionarie alla Libia di Gheddafi. Nel bene e nel male, sempre un protagonista.

LA FIAT DA GIANNI AGNELLI A OGGI

Si aprì alle porte del mondo

Incontro Marchionne – Governo: occasione mancata per il mercato auto

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