Il 24 gennaio 2003, esattamente dieci anni fa, si chiudeva un’era, un periodo storico ben preciso nella storia dell’automobile italiana e dell’industria nazionale nel suo complesso. Moriva a causa di un carcinoma Gianni Agnelli.

Gianni Agnelli (foto by InfoPhoto) nacque il 12 marzo 1921 a Torino, da Edoardo e dalla principessa Virginia Bourbon del Monte. Era il secondo figlio; la coppia ne avrà altri cinque. Dopo il liceo classico entrò nel 1° reggimento Nizza-Cavalleria; trascorse alcuni mesi del 1941 sul fronte russo e quello nord-africano. Tornato in patria, si laureò in giurisprudenza. Da qui il soprannome “Avvocato”, sebbene non abbia mai esercitato la professione. Nel 1945 negoziò con le autorità alleate e il governo provvisorio la restituzione del controllo della Fiat, espropriata dal Cln a suo nonno, il fondatore, per collusione col regime fascista. Al timone dell’azienda tornò Vittorio Valletta, che la traghettò dalla ricostruzione fino al boom economico italiano.

Gianni diventò presidente nel 1966. Il suo primo grosso problema fu duplice: il progressivo attenuarsi delle barriere doganali europee e l’ingresso dell’Alfa Romeo nel mercato delle vetture di media cilindrata; due fonti di erosione delle quote di mercato per la Fiat. Agnelli reagì dismettendo le partecipazioni nei settori navale e aeronautico. Decise di adottare una strategia basata su due criteri chiave: acquisizione di grandi marchi e internazionalizzazione. Nel 1969 la Fiat assunse il controllo della Ferrari; nel 1970 comprò per il classico boccone di pane la Lancia, e poco dopo l’Abarth. Contemporaneamente Agnelli tentò di appropriarsi della Citroen, ma venne sbarrato dalla classe politica francese, e quindi si ritirò. Erano gli anni della 124 e della 850.

Negli anni ’70 il fronte sindacale e la crisi petrolifera provocarono gravi problemi finanziari. In quel periodo arrivò Cesare Romiti che cambiò radicalmente la struttura finanziaria della Fiat, insieme all’aiuto di Mediobanca ed Enrico Cuccia, portandola a quel grande agglomerato che è ancora oggi. Le linee di montaggio sfornarono le fortunatissime 128 e 127.

La crisi venne superata. Altri problemi sul volgere del decennio, ma l’arrivo di Vittorio Ghidella al vertice di Fiat Auto diede una grande spinta: vennero concepite in quel periodo la Panda, la Uno (la vettura di maggior successo della Fiat, con oltre 8 milioni di unità vendute) e la Lancia Thema.

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