In occasione dei Pirelli Supplier Award 2015, abbiamo avuto modo di avere di intervistare Luigi Staccoli, Chief Purchasing Officer del Gruppo Pirelli, che ci ha parlato delle motivazioni che hanno portato alla nascita del premio dedicato ai fornitori Pirelli più virtuosi e giunto ormai alla quarta edizione: “L’idea è nata quattro anni fa quando abbiamo capito di dover modificare il rapporto con i fornitori. Rappresentando un input fondamentale, abbiamo optato per una collaborazione più stretta con loro, che ha portato dei miglioramenti. In termini di innovazione, sviluppo congiunto e qualità, abbiamo avuto evidenti benefici in efficienza e rapidità di rilascio. I nostri fornitori capiscono più quello che noi vogliamo e ce lo forniscono in maniera più veloce”.

Fornitori Pirelli, come avviene la scelta dei più virtuosi

La scelta dei migliori avviene su due livelli: “Il primo sbarramento è legato al vendor rating (un programma di valutazione dei fornitori nel rispetto di parametri definiti) che deve essere di almeno 90/100 e l’altro legato a un team interfunzionale che seleziona i fornitori distintisi maggiormente. Ci sono diversi criteri: non soltanto l’innovazione e la sostenibilità, la qualità del servizio offerto ma anche la presenza globale nel mondo e la missione non è affidata unicamente alla direzione acquisti. Ci sono altri settori coinvolti e ogni membro del comitato assegna il proprio giudizio e alla fine c’è un consenso per la definizione della short-list. Non è importante solo chi fornisce input sul prodotto: l’esempio è HRG (Business Travel & Event Management), un’azienda globale come Pirelli deve essere efficiente anche in termini di viaggi e comunicazioni che rappresentano un contributo fondamentale per la nostra attività”.  

Pirelli in crescita grazie anche ai suoi fornitori

Nel 2014 Pirelli ha realizzato ricavi per oltre 6 miliardi di euro con un utile netto pari a 332,8 milioni, in crescita dell’8,6%. Un significativo miglioramento si evidenzia nel segmento Premium (+17,8% l’aumento dei volumi e +28,3% l’incremento dei ricavi pari a 2,536 miliardi di euro) e in particolar modo sul Super Premium dove Pirelli ha guadagnato oltre il 2% della quota di mercato grazie alla consolidata partnership con le principali case auto Premium europee, gruppo Volkswagen in testa: “Siamo leader nel segmento premium pur avendo solo il 4,5 % di quota di mercato mondiale. I clienti chiedono innovazione che sul pneumatico può esserci solo grazie a una combinazione di materiali, processi e prodotto. Gli stessi clienti si accorgono del nostro livello di innovazione, il top-level del mercato, e dobbiamo riconoscere che parte di questo è dovuto all’attività d’innovazione dei nostri fornitori”.

Fornitori Pirelli, sostenibilità e innovazione prima di tutto

Un’innovazione, quella dei fornitori Pirelli, che deve rispettare severi criteri di sostenibilità: “Quest’anno abbiamo premiato un’azienda come Kirana Megatara, che produce gomma naturale e sostiene 30 milioni di famiglie. Il prezzo delle commodities è basso ma noi ci assicuriamo che tutte le loro attività siano fatte nel rispetto della nostra compliance e delle regole internazionali, evitando lo sfruttamento della manodopera e del terreno. Chi non le rispetta non è più nostro fornitore. Abbiamo degli accordi che i fornitori devono sottoscrivere e ogni anno spendiamo tra i 70.000 e i 100.000 euro solo per gli audit di sostenibilità di terza parte per verificare che i nostri standard vengano mantenuti. Ogni fornitore che vuole iniziare a lavorare con noi viene sottoposto a un audit. Sostenibilità, quindi, non vuol dire pagare di più ma fare business in maniera diversa e, se fatto nel modo giusto, essere più profittevole. Questo deve essere un concetto chiaro. E’ un nostro dovere aziendale ma anche etico e morale”.  La spesa del gruppo Pirelli in acquisti di beni e servizi nel 2014 è stata pari a circa 4 miliardi di euro e l’obiettivo non è diminuire il volume di acquisti ma modificare il tiro:Vogliamo ridurre la frammentazione degli 11.300 fornitori che abbiamo in tutto il mondo e cercare di privilegiare quelli che sono un po’ la Pirelli nel loro settore industriale. Oggi ognuno di questi è un po’ la Pirelli nel proprio settore. Secondo una teoria antropologica noi esseri umani cerchiamo di attrarre le persone che sono molto simili a noi e in Pirelli stiamo cercando di fare la stessa cosa con i fornitori. Cerchiamo di consolidare il rapporto e creare maggiore valore nel business di entrambi. La soddisfazione più grande nel fare attività di business con loro è vederli investire, espandere e creare nuovi posti di lavoro”.

Cultura del pneumatico, il labeling un primo passo

E quando ci sarà una maggiore cultura del pneumatico da parte dei consumatori (qui i dettagli) le cose potranno solo migliorare: “Questo mondo è poco conosciuto dal grande pubblico. Un passo avanti è stato fatto avanti con il labeling (l’etichettatura obbligatoria di una gomma all’interno dei 27 Paesi della Comunità Europea, ndr) ma quanti effettivamente lo guardano? Con i frigoriferi ci siamo riusciti, sui pneumatici siamo ancora indietro. Quando ci sarà questa consapevolezza, sarà un po’ più facile la comunicazione anche da un punto di vista di sostenibilità aziendale. Una delle cose su cui si stanno concentrando i costruttori è far capire quali vantaggi possono avere i consumatori avendo un pneumatico migliore (consumo di carburante, sicurezza, silenziosità, ecc.). Sotto questo aspetto il motociclista rappresenta il cliente ideale: vive di passione, quindi conosce meglio l’argomento ed è disponibile a spendere di più. Sarebbe bello se tutti i nostri clienti fossero anche motociclisti“. A proposito di labeling, in Brasile, uno dei mercati emergenti chiave per Pirelli, diventerà obbligatorio dal 2016: “Lì abbiamo il 35% della produzione e sarà una rivoluzione per noi. Il labeling sarà molto simile a quello europeo. Saremo pronti ad adattarci alla nuova legislazione. Cina e Messico sono ormai mercati centrali e le richieste che arrivano dai mercati emergenti sono sempre più sofisticate: ma essere grandi e importanti nei mercati più sofisticati del mondo come Italia, Germania e Inghilterra vuol dire avere un’esperienza che possiamo replicare abbastanza velocemente”.