Non è un mistero che in Formula 1 si stia lavorando sodo per migliorare l’unico punto debole, dal punto di vista della sicurezza, dell’abitacolo delle monoposto, vale a dire la zona di fronte al pilota. Infatti, dopo la struttura in fibra di carbonio vista qualche mese fa, ecco che un altro dispositivo è stato presentato dalla Red Bull in questo weekend, si tratta di un parabrezza protettivo.

Su questa soluzione ha voluto dire la sua il campione del mondo in carica, Lewis Hamilton, che ha esordito così: “quando entro in macchina sono consapevole che si corrono dei rischi, vivo la stessa sensazione da quando avevo otto anni: noi piloti sappiamo che c’è il pericolo e siamo pronti a prenderci dei rischi. È per questo motivo che siamo visti come dei pazzi che possono morire in qualsiasi momento. Ci vuole un po’ di soggezione in quello che si deve fare, altrimenti chiunque potrebbe guidare una Formula 1”.

Insomma, un passo indietro, che la dice lunga sulla follia di chi, accetta il rischio, e poi bada più all’estetica che alla sicurezza. “Hanno intenzione di chiudere l’abitacolo come un jet da combattimento. Questo parabrezza mi sembra uno scudo che usa la polizia, uno scudo antisommossa. Magari disponi di una monoposto bella e avveniristica e poi ti trovi seduto dentro ad un brutto scudo antisommossa”!

Parole che fanno riflettere, così come le dichiarazioni di Hamilton in merito all’incidente di Alonso, sempre in relazione a questi dispositivi di sicurezza. “L’altra soluzione in fibra di carbonio aveva una struttura che era certamente migliore, ma Fernando probabilmente non sarebbe stato in grado di uscire dalla sua monoposto nell’incidente di Melbourne”.

Insomma, si continua a sperimentare dispositivi utili per coprire la testa del pilota, ma, a quanto pare, crescono, anche tra i piloti di Formula 1 stessi, i detrattori di tali tentativi.