La trasferta della Formula 1 ad Abu Dhabi non è terminata con il gran premio che si è corso domenica scorsa, perché i team sono rimasti sul circuito di Yas Marina per testare le nuove gomme Pirelli con cui affronteranno la stagione 2016.

Un’occasione per vedere in pista anche piloti che, normalmente, vediamo nella inquadrature dei muretti box, come Stoffel Vandoorne, campione della GP2 e approdato in McLaren con la promessa di sostituire Button nel 2017.

Ebbene, in una giornata decisamente interessante da un punto di vista prettamente numerico, dove si sono percorsi ben 1084 giri per un totale di circa 6.000 chilometri, i vari piloti hanno dovuto solamente guidare, senza sapere quali mescole stessero montando.

Chiaramente, questo è servito a Pirelli per incamerare più informazioni possibili e anche per testare le mescole supersoft che debutteranno nella prossima stagione. Una gomma che potrebbe consentire ai team di differenziare le strategie e di abbassare i tempi durante le qualifiche.

La notizia del giorno è che proprio il giovane della McLaren, e proprio la monoposto di Woking, hanno primeggiato nella classifica dei tempi, con un giro completato in 1’44”103. Subito dopo, nella graduatoria dei giri cronometrati troviamo Kimi Raikkonen, ancora con il piede caldo dopo il terzo posto ottenuto nel gran premio, mentre Vettel gravita al quinto posto, proprio davanti al Wehrlein con la Mercedes.

“Avevamo una sola occasione per provare le gomme per il prossimo anno e possiamo essere soddisfatti del lavoro completato in questo test, anche se dobbiamo ancora analizzare i dati a fondo. Abbiamo testato diverse versioni della nuova mescola ultrasoft e questo era uno degli obiettivi di questa sessione”. Ha spiegato Paul Hembery, responsabile motorsport della Pirelli, che poi ha aggiunto: “l’obiettivo dell’introduzione della gomma ultrasoft è quello di avere una nuova mescola più aggressiva per i circuiti cittadini: con prestazioni superiori ed un degrado più veloce rispetto alle attuali supersoft dovrebbe permettere alle squadre un approccio più aggressivo alla strategia di gara. Se questo produrrà più pit stop o delle strategie differenti è ancora presto per dirlo”.