La Formula 1 è un ambiente molto competitivo e, a volte, i nervi troppo tesi possono portare a comportamenti poco edificanti, e soprattutto signorili, come è accaduto a Marco Sorensen, pilta danese, che è finito prima in panchina, alla Renault, e poi dietro le quinte, scavalcato anche dall’avvenente Carmen Jorda.

Ecco, proprio questa scelta, non è andata giù al driver che invece era stato solidale con il suo connazionale promosso a prima guida, il più esperto Kevin Magnussen. Dopo questa decisione, digerita con una certa sportività, vedersi sopravanzare dalla Jorda è stato troppo frustrante per Sorensen che ha dichiarato senza troppe remore: “al simulatore è stata dodici secondi più lenta di me, eppure lei continua ad avere un ruolo più rappresentativo del mio all’interno della squadra. Negli ultimi due anni ho trascorso almeno sessanta giorni al simulatore, un po’ come ha fatto Kevin Magnussen alla McLaren. Quando vedi che, nonostante l’impegno, continui ad essere preceduto da altre persone, beh, alla fine è diventato troppo e ho dovuto smettere”.

Parole che sottolineano, senza mezzi termini, la frustrazione di un pilota che ha dato tutto per ottenere un ruolo in un team di Formula 1, ma che non riesce ad emergere, nonostante il suo impegno ed una forza di volontà incrollabile.

Forse, perché, come sottolinea lui stesso, “non ho supporto economico come altri piloti, quindi non ho idea, al momento, di cosa potrò fare nel breve periodo”. Certo, il suo comportamento, per quanto comprensibile, a patto che le sue dichiarazioni dicano il vero al 100%, non lo aiuterà di certo ad essere ben accetto in un altro team, visto che la polemica non è ben vista in Formula 1.

Comunque, in un ambiente dove di solito sono tutti molto abbottonati, Sorensen ha messo a nudo il lato umano ed emotivo che spesso viene celato con interviste e dichiarazioni che sembrano programmate a tavolino.