Se c’è un pilota in formula 1 che in questo momento sta riflettendo amaramente sul suo cambio di team, quello è sicuramente Fernando Alonso, fuggito a gambe levate dalla Ferrari, dopo essere stato attirato dalle sirene della McLaren-Honda, e adesso alle prese con una monoposto in palese difficoltà tecnica, lontana anni luce dalla vettura di Maranello.

Dopo la prima esperienza in gara, vissuta nelle retrovie in Malesia, il campione di Oviedo non è riuscito nemmeno a centrare l’obiettivo del Q2 nelle qualifiche di Shanghai per cui le sue dichiarazioni mostrano solamente un velato ottimismo di facciata. “Siamo dove ci tocca stare. Siamo dove meritiamo. Continuiamo a fare progressi. Il gap è sceso da 3 a 2 secondi. Certo, è facile migliorare perché il punto di partenza è basso. Però è incoraggiante vedere che funzionano tutte le novità che introduciamo, la direzione è giusta. In fondo, siamo a soli due decimi dal gruppo di metà griglia”.

Parole che spiegano la situazione della McLaren-Honda in tutta la sua complessità, una vettura che lo ha tradito anche nelle libere del venerdì lasciandolo a piedi a causa di un problema alla complessa power unit. “Siamo piloti professionisti e ci pagano per questo, ha aggiunto l’asturiano, per essere sempre pronti. La squadra ha fatto un gran lavoro per sistemare, credo, un problema elettrico. Se avessi avuto a disposizione un giro in più, probabilmente, avrei potuto far meglio. In ogni caso, non dobbiamo cambiare nulla in vista della gara”.

Una gara dove Fernando non potrà essere nelle prime file a lottare con i migliori, con quel gruppo di piloti di cui fa parte e con cui non può battagliare ad armi pari per via di una monoposto non altezza delle sue grandissime doti di guida.

Colpa di una scelta sbagliata o semplicemente uno scherzo del destino? Difficile dirlo, ma al momento il paradosso è che il due volte campione del mondo ha lasciato il team di Maranello per approdare in una squadra alle prese con un cambiamento ancora più radicale, che richiederà necessariamente più tempo per ritrovare la competitività perduta.