Alla presentazione del weekend di Formula 1 a Monza, tutti i protagonisti principali hanno fatto proclami sul Gran Premio d’Italia: “Monza non uscirà mai dal calendario. Non ci sarà un GP in Italia senza Monza”. Un coro unanime. Dal sindaco al neo presidente AC Milano, Ivan Capelli, fino all’assessore regionale Antonio Rossi (qui i dettagli): l’accordo con Bernie Ecclestone, che scade nel 2016, sarà rinnovato. Senza se e senza ma. Il lavoro da fare non mancherà visto che entro un anno dovrà tutto essere nero su bianco e il boss dell circus ha posto le sue condizioni.

In primis Monza per avere la F1 sarà tenuta a pagare la stessa cifra degli altri autodromi europei, che è circa il doppio dei 10-12 milioni che l’autodromo brianzolo versa al magnate inglese. La Sias, società dell’Automobile club di Milano che gestirà l’autodromo fino al 2026, storce il naso di fronte all’aumento mentre gli uomini di Ecclestone invocano uno sconto dal sindaco di Monza sul canone d’affitto annuale imposto dal Comune, proprietario dell’impianto (il restante 50% è del Comune di Milano). L’affitto è passato, nel 2007, da 630mila a 800mila euro l’anno ma il primo cittadino Scanagatti ha già detto di non volerne sapere di eventuali sconti. In ogni caso parliamo di noccioline, meno di 1/20 della cifra che dovrebbe sborsare l’autodromo.

Ecclestone (foto by InfoPhoto) vuole inoltre eliminare il privilegio esclusivo di Monza di affittare salette vip, che fanno inevitabilmente concorrenza al Paddock Club del capo della F1. Oltre a questo si spinge verso un allargamento del paddock del verso la direzione gara creando un corridoio con l’edificio posto sopra l’uscita dei box. Condizioni che peraltro appaiono tutto sommato sensate nonostante Nonno Bernie non si sia costruito l’etichetta di essere un mostro di simpatia.

Se le richieste non verranno soddisfatte, Ecclestone – afferma la Gazzetta dello Sport – non avrebbe nessun problemi a mettere in piedi la stessa strategia che nell’estate 1978 lo portò a Imola per il clamoroso trasferimento di due anni più tardi sul circuito Enzo e Dino Ferrari. La differenza è che in tre decenni abbondanti, il mondo è profondamente cambiato. I rivali non sono più all’interno dei confini nazionali (si è parlato tanto del Mugello che finora però ha ospitato solo test) ma arrivano dall’Asia e i mercati emergenti spingono per ritagliarsi spazio in una ghiotta vetrina mondiale come il circus. India e Corea sono entrate e poi uscite dal carrozzone per motivi differenti: al momento restano fuori dal calendario ma sono sempre alla finestra e nel frattempo spuntano altri paesi come l’Azerbaijan.

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