E’ ampiamente risaputo che le case automobilistiche compiono numerosi test sulle proprie vetture prima di immetterle sul mercato: affidabilità, prestazioni, tenuta di strada, sicurezza attiva e passiva, comfort, ergonomia. E’ invece meno noto il livello a cui si spingono queste prove. Ad esempio, gli ingegneri vogliono sapere quanto un modello sia “a prova di bambino”; cioè quanto l’interno dell’auto può resistere intatto a bevande e cibi rovesciati, scarpe sporche, graffi, urti e superattività infantile varia.

E’ quanto hanno sperimentato i tecnici della Ford, sottoponendo ad un test del genere la nuova piccola monovolume B-Max. Nei laboratori tedeschi di Colonia hanno sottoposto la vettura ad impatti da oggetti di plastica (alla temperatura di -30°, così la plastica è più rigida), da palloni dieci volte più pesanti di uno da calcio; hanno strofinato i tessuti per 60mila volte in 17 ore per provarne il logorìo; hanno graffiato le parti in plastica con punte metalliche; hanno infilato i tappetini in speciali rulli abrasivi, per valutarne la durata.

Insomma, hanno sottoposto l’auto ad una normale attività quotidiana in famiglia. E ne è uscita bene.