In Formula 1 quel che le squadre osservano prima d’ingaggiare un pilota è la sua dotazione pubblicitaria. Se cioè i piloti che devono entrare in squadra, sono sostenuti nell’impresa automobilistica da sponsor generosi. Questo metodo di selezione, qualche volta, lascia a piedi dei veri talenti. Se lo sponsor è la raccomandazione più importante, stupisce ancora di più l’effetto Rosberg. Nico, infatti, che è salito sul primo gradino del podio di Shanghai, è “semplicemente” figlio d’arte.

Suo padre è stato pilota di Formula 1, ha vinto ben 5 gran premi e si è portato a casa anche un titolo iridato nel 1982. Stanno venendo alla ribalta i cosiddetti figli delle stelle? Potrebbe essere un’alternativa al principio economico che governa indiscusso sui circuiti. Negli anni Novanta si faceva un gran parlare dei vari Damon Hill e Jacques Villeneuve.

Nel 2012 potrebbe essere la volta di Nico Rosberg e – perché no? – di Bruno Senna, nipote del più famoso Ayrton. Il brasiliano, pur dovendo portare sulla schiena l’eredità dello zio, sta collezionando dei piazzamenti interessanti, un gran premio dietro l’altro.

Su Rosberg si dice già che stia venendo fuori la stoffa del campione, quello costruito con minuzia, quel talento esercitato fin dalle prime esperienze sul campo di kart dove emergevano i talentuosi Hamilton e Kubica. Ma Rosberg ha saputo aspettare il suo turno e dopo il gran premio di Shanghai chissà se pensa già ad un titolo iridato.