Riassunto delle puntate precedenti…

Nelle scorse settimane, a Melfi, Basilicata, provincia di Potenza, davanti ad un parterre di alto livello, presenti Sergio Marchionne, John Elkann e Mario Monti, veniva dichiarato che per questa fabbrica sono previsti investimenti per 1 miliardo di euro da destinare alla ristrutturazione dell’impianto produttivo.

La considerazione è immediata:  si ristruttura per produrre e quindi…

Quindi è una buona notizia, perché su Melfi giravano da tempo preoccupanti voci di una imminente chiusura e così il costruttore nazionale torna, un anno dopo Pomigliano d’Arco, ad investire nel nostro paese.

L’ annuncio è molto importante anche perché fatto proprio nella sede di uno degli stabilimenti principali della Fiat dove viene costruita la Punto, modello più che mai in sofferenza nell’asfittico mercato dell’auto nazionale.

La riorganizzazione prevede, nel 2014, l’inizio della produzione di due nuovi modelli, che nasceranno dalla piattaforma Small Wide, una delle tre basi comuni all’interno dell’alleanza Fiat-Chrysler. Il primo avrà marchio Jeep e sarà una mini-suv, che verrà anche esportata negli USA, mentre la seconda sarà la 500X, ulteriore evoluzione della 500L.

Fin qui le buone notizie, ma c’è la seconda faccia della medaglia con la doccia fredda che è seguita qualche giorno dopo con la richiesta da parte di FIAT, di due anni di cassa integrazione a rotazione per tutti i lavoratori dello stabilimento, necessari per ristrutturare e adeguare i macchinari prima e le linee di assemblaggio per le nuove vetture.

Le parole dell’amministratore delegato Sergio Marchionne sono arrivate dal Salone dell’Auto di Detroit, sede dell’altra metà del gruppo, e il provvedimento interesserà 5.500 dipendenti con inizio l’11 febbraio per durare fino al 31 dicembre 2014.

Gli argomenti a supporto della CIG sono la necessità di fermare in sequenza due delle tre linee di produzione, mentre la terza resta attiva con gli attuali modelli.

Sempre dagli USA Marchionne confermava che non ci sarebbero state altre chiusure di siti italiani, salvati anche dal taglio della manodopera avvenuta in quelli polacchi.

Una situazione che ha alzato immediatamente il livello di scontro. Siamo in campagna elettorale e sindacalisti e politici non hanno perso l’occasione per rilanciare le polemiche contro la Fiat.

Cosa evidentemente più facile ed elettoralmente più utile che cercare di intavolare un dibattito su cosa serve davvero al nostro paese per rilanciare un’industria strategica che coinvolge migliaia di addetti e che pesa il 16% del PIL italiano.

A tenere alto il livello dello scontro, però ci pensa anche lo stesso Marchionne, che in occasione del convegno Quattroruote Day, attorniato dai cronisti fa due affermazioni molto pesanti: “su Fiat ho sentito politici dire cose oscene” e “noi facciamo automobili e non panini, basterebbe capire questo…”.

Tutto avviene dopo un intervento molto lungo nel quale ha presentato la Fiat del futuro, ponendo  grande attenzione all’internazionalizzazione del gruppo e dei modelli da costruire che dovranno essere pensati per l’esportazione.

Ma per Fiat questo non è l’unico nodo da affrontare. A fine mese, il 30 gennaio si riunirà il board per l’esame dei risultati del 2012 e verrà inaugurata la fabbrica di Grugliasco che costituirà il “polo del lusso” Maserati-Alfa Romeo. Una volta a regime dovrebbero essere riassorbiti tutti i 1.400 addetti oggi ancora in cassa integrazione, mentre resta aperta la questione di Pomigliano che riguarda i 19 dipendenti che il Tribunale ha ordinato di riassumere e che provocherebbe la messa in mobilità di un numero pari di altri dipendenti.

Fatte salve tutte le questioni di principio si fatica a comprendere come situazioni di così grande importanza per un paese che vuole rimanere industriale non possano trovare una soluzione.

Non dimentichiamoci cosa sta succedendo all’estero dove i grandi costruttori sono impegnati in difficili e dolorose ristrutturazioni con annunciate chiusure di fabbriche vedi Opel a Bochum, Ford a Genk, PSA a Aulnay e Volvo a Ghent e richieste di aiuti ai Governi.

Con questa situazione economica per favore, ci si sieda tutti ad un tavolo – nuovo governo, Gruppo Fiat e parti sociali – e si cominci a trattare seriamente su programmi certi, investimenti sicuri, prodotti ben definiti e politiche industriali concrete per l’industria dell’auto.