L’acquisizione/fusione Fiat-Chrysler ha aperto l’anno con un’operazione che porterà molte e interessanti novità  nel panorama automobilistico mondiale.

È nato un Gruppo che, con una capacità produttiva vicina ai 5 milioni di unità, si colloca al settimo posto della classifica dei costruttori, ancora lontano dai colossi che lottano per il primo posto come Toyota, General Motors, Volkswagen (che puntano ai 10 milioni), ma sicuramente in posizione importante e vicina alle potenzialità di Renault/Nissan, Hyundai/Kia.

In solo 4 anni Sergio Marchionne è riuscito a completare il programma a suo tempo enunciato tra molte riserve, partendo da due entità – Fiat e Chrysler – che nel 2009 erano entrambe sull’orlo del fallimento e allo scopo è stato capace di sfruttare al meglio l’aiuto finanziario (e non solo) del Governo USA con un prestito puntualmente e rapidamente restituito, ma senza il quale tutto sarebbe stato molto più difficile.

Bisogna ricordare che nella trattativa, di acquisizione prima e di prossima fusione, la controparte era costituita dalla Veba, il potente sindacato dei lavoratori che deteneva il 41,5% del pacchetto di controllo e la faticosa intesa è stata trovata su un valore complessivo di 4,35 miliardi di dollari. Il pagamento si è realizzato con un gran capolavoro di ingegneria finanziaria, senza ricorrere ad aumenti di capitale da parte di Fiat, ma utilizzando la liquidità disponibile e utilizzando utili derivanti dalla partecipazione che Fiat già disponeva in Chrysler; in pratica è come se Chrysler avesse  “pagato” per vendere il rimanente di se stessa a qualcuno che voleva (al suo interno) ricomprarla.

Dati i giusti meriti a Marchionne restano aperte alcune domande che aspettano una risposta e la prima riguarda sicuramente la situazione in Italia e di cosa succederà agli stabilimenti nazionali. Quali saranno i piani di sviluppo lo si scoprirà nei prossimi mesi con aprile come data decisiva quando ci sarà l’Assemblea dei soci. In quel momento si dovranno scoprire le carte e vedere come verrà organizzata la struttura produttiva a livello globale e come verranno coinvolti Mirafiori, Cassino, Melfi, Pomigliano. Questo riguarda sia la quantità sia la tipologia di modelli, del nuovo Gruppo e da come saprà conquistare nuovi spazi specie sui mercati emergenti e di più altro profitto, Cina in primo luogo. Molto contrastanti le voci dei sindacati con CGIL in posizione d’attesa mentre UIL e CISL applaudono.

Fiat/Chrysler, in questo momento, sta producendo utili sul mercato nord americano ed in Sud America mentre resta aperta la questione europea dove la forte contrazione e la saturazione del mercato produce continue perdite. Inoltre per Fiat aumenta ulteriormente l’indebitamento già alto e considerato a livello “junk”  (spazzatura) dagli analisti. A disposizione però in questo momento la cassaforte Chrysler che permetterà di avere denaro per nuovi investimenti, cosa che prima era impossibile sfruttare perché vincolati dalle banche ad azioni solo sul suolo statunitense.

Altra questione aperta sarà legata alla sede della quotazione in borsa della nuova società che con tutta probabilità sarà Wall Street e non più Milano e dove verranno prese le  decisioni strategiche con l’asse che si sposterà sempre più verso Auburn Hill.

Inoltre qualche motivo di agitazione arriva anche dalle ricorrenti voci che parlano di Marchionne come prossimo ad abbandonare la guida del Gruppo dove aver centrato l’obiettivo più importante della sua permanenza alla Fiat. Voci puntualmente smentite dall’interessato. Certo che se fossero vere il colpo sarebbe difficile da assorbire per Fiat.

Qualcosa di più sui piani di sviluppo e su come si articoleranno le prossime mosse arriveranno nei prossimi giorni, in occasione del NAIAS il Salone dell’auto di Detroit che come tradizione apre la stagione motoristica.

Una rassegna che dopo questa operazione assume ancora maggiore importanza e che va ben al di là delle novità di prodotto e che vedrà anche il debutto del nuovo AD di General Motors che, per la prima volta nella sua storia si è affidata ad una donna, a Mary Barra che sta già mettendo mano ad una grande ristrutturazione interna e dei marchi GM.