Sono davvero tanti, e non poteva essere altrimenti, gli spunti che arrivano dalla presentazione del piano industriale di FCA per il periodo 2014-2018.
Una svolta di grande impatto industriale per arrivare ai 7 milioni di vetture vendute (dai 4,4 attuali), con investimenti di 55 miliardi di euro che dovranno essere raccolti dal mercato.

Il primo elemento è il clamoroso tonfo in Borsa del titolo Fiat che il giorno dopo l’incontro è stato sospeso per eccesso di ribasso sulla piazza di Milano.
C’è sa capire se si tratta di una speculazione finanziaria o se gli analisti non sono davvero convinti di quanto Sergio Marchionne ed i suoi collaboratori hanno presentato nel corso della giornata di Auburn Hills.

Certo le criticità non mancano a partire dai tempi molto stretti che questa operazione richiede, ma il Gruppo si trova davanti ad una vera rivoluzione industriale ed è logico che qualcuno voglia approfittare della situazione. Altri marchi hanno impiegato decenni per arrivare ai risultati che FCA vuole raggiungere in cinque. Di sicuro ha pesato il forte indebitamento di 10 miliardi di euro che dovrà essere drasticamente ridotto.

Il secondo elemento di perplessità da parte di molti è legato ai modelli che sono stati annunciati. Sono davvero tanti e coinvolgono tutti i brand e proprio dal successo di vendita di questi dipenderà il futuro. I nuovi modelli dovranno “per forza” essere belli, piacere al pubblico e adeguatamente motorizzati e, soprattutto, venduti in tutto il mondo. Finora però non si è visto nulla di concreto in termini di stile e di tecnica per cui bisogna credere sulla parola.
Per questi obiettivi i target di vendita sono davvero ambiziosi con Fiat (1.900.000 unità/8 nuovi modelli), Alfa Romeo (400.000 unità/8 modelli), Maserati (75.000 unità/6 modelli), Jeep (1.900.000 unità/5 modelli), Dodge (600.000 unità/12 modelli), Chrysler (800.000 unità/8modelli), Fiat Professional (600.000 unità/8 modelli).
L’unica per cui non sono previsti aumenti è Ferrari con la produzione confermata a 7.000 veicoli e sulla quale è stato ribadito che non è in vendita a nessuna cifra.

Il terzo punto da approfondire è legato alle tecnologie. FCA ha ribadito che non svilupperà auto elettriche settore dove la concorrenza si sta lanciando da diverso tempo. Stesso discorso sulle ibride che arriveranno in pochi modelli solo dal prossimo anno. Si sostiene che gli stessi risultati in tema di consumi ed emissioni si possono ottenere anche con i motori attuali. E a costi molto inferiori. Una decisione controcorrente che farà molto discutere.

Tra gli argomenti del piano industriale il rilancio di Alfa Romeo sembra, questa volta, essere concreto e tutti i modelli saranno costruiti in Italia per mantenere viva la tradizione, i valori della marca e il suo DNA di italianità. Il Biscione si trasformerà in marchio Premium per competere con le case tedesche, una sfida non da poco. Non è stato fatto alcun cenno alle voci di scorporo che dovrebbero trasformare la marca in un società a parte, come Maserati e Ferrari.
Infine è stato confermato il ritorno al pieno utilizzo degli stabilimenti italiani ora ferma al 50% circa cosa che farà bene all’economia del paese e trova infatti il plauso anche dei Sindacati presenti. La Fiom, non firmataria degli accordi aziendali non è stata invitata.
Insomma un piano, come detto, molto ambizioso di cui si aspettano i primi frutti il prossimo anno e sicuramente più valido e credibile di quel “Fabbrica Italia” miseramente fallito. Ulteriori dettagli sono attesi nell’incontro con i sindacati per la fine di maggio.