Inutile nascondersi, quando l’inno nazionale tedesco risuonava sul podio del gran premio della Malesia e un pilota con la tuta rossa saliva sul gradino più alto, la scena sapeva di dejavù, e subito è tornata nella mente dei tifosi Ferrari quell’immagine di Michael Schumacher vincente con la “rossa” più amata dagli italiani.

D’accordo, il paragone, come sempre, è prevedibile, prematuro, forse azzardato, ma le contingenze ci sono tutte: come Schumi anche Vettel è arrivato forte di titoli mondiali in bacheca.

Poi c’è la situazione della squadra di Maranello, anche ai tempi di Schumi la “rossa” non era competitiva e il progetto della nuova monoposto ha dovuto subire dei cambiamenti radicali. Oggi ci sono le power unit, il sistema ibrido, ma comunque la Ferrari ha dovuto modificare pesantemente il progetto per ritornare ad essere protagonista.

Inoltre, la squadra è cambiata, con Arrivabene nel ruolo di team principal ed Allison a gestire la parte tecnica, e anche all’epoca del Kaiser arrivarono figure di spicco che si rivelarono fondamentali per i successi del Cavallino Rampante. Ecco, l’ennesimo punto d’incontro tra due periodi così diversi ma così simili.

Quello che sorprende però, è la rapidità con cui questa Ferrari sia riuscita a riorganizzarsi, a rimettersi in piedi dopo un 2014 che avrebbe messo al tappeto chiunque, e la velocità con cui è tornata alla vittoria.

Chiaramente, da questo punto di vista ci vorranno tante altre giornate come quella vissuta in Malesia per maturare i successi ottenuti nel ciclo di Schumacher, ma la strada intrapresa sembra essere quella giusta e la speranza dei tifosi è di assistere ad una sorta di revival.

D’altra parte, come insegna Aristotele, la storia è ciclica, per cui speriamo di rivivere con Vettel quelle gioie condivise con Schumacher, un campione a cui è andato il pensiero di ogni tifoso Ferrari, quando in Malesia risuonava l’inno tedesco.