Fabrizio Meoni si spegneva 10 anni fa. Un incidente alla Parigi-Dakar ha portato via uno dei più grandi piloti da rally italiani. Il pilota di Castiglione Fiorentino, 47 anni appena compiuti, stava partecipando alla 27esima Parigi-Dakar, quella che doveva essere l’ultima della sua carriera ma una caduta km 184 dello sterrato tra Atar e Kiffa (Mauritania) lo ha portato via per sempre da sua moglie Elena e dai suoi figli Gioele e Chiara. Meoni voleva chiudere la sua avventura nel rally raid più pericoloso del mondo con il terzo sigillo dopo i successi del 2001 e 2002 e i tre podi (secondo nel 1998, terzo nel 1994 e 2003).

Ha preso parte ad undici edizioni di una Dakar che manteneva il fascino africano lontana dai motorhome che si vedono ora in Sudamerica. Proprio l’Africa era diventata la passione di Fabrizio che sognava di portare la gente in Africa e rivisitare panorami visti troppo velocemente su due rote. Come succede a molti piloti, era stato toccato dalla povertà e dalla sofferenza delle popolazioni locali. Per questo nel 2001 aveva fondato, alla periferia di Dakar, la scuola Fabrizio Meoni&Amici d’Italia, in collaborazione con Padre Antonio Buresti.

Fabrizio Meoni

LaFabrizio Meoni

Dopo la scomparsa di Fabrizio tantissime sono state le iniziative promosse per onorare la sua memoria e raccogliere fondi per proseguire i suoi progetti. Con la Fondazione Fabrizio Meoni, nata nel 2007 per volontà della Associazione «Solidarietà in Buone Mani», i progetti sono cresciuti: a Yembeul Ben Baraque, è nata la scuola Fabrizio&Cyril, finanziata da Cyril Despres con il contributo della onlus milanese Oltre i Confini. Poi il nuovo reparto di maternità presso l’Ospedale di Itigi in Tanzania, il dormitorio per giovani in Uganda mentre in Zambia l’associazione “Occhi della speranza” si prende cura di ragazzi non vedenti e malati di lebbra. A dieci anni dalla scomparsa di Fabrizio, Julia Schrenk, giovane pilota del Team Africa Eco Race, ha visitato tutte le scuole dakariane del Progetto Meoni e di Oltre i Confini portando materiale scolastico e tutta la sua allegria.

“Il gigante e lo spirito della Dakar” (così lo aveva definito L’Equipe) non sarà ricordato solo da un cippo. Il cuore e i gesti di Fabrizio Meoni saranno sempre vivi in Africa.

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