Meno male che adesso c’è la pausa estiva obbligatoria per tutti i team. Certo non si potrà andare al lavoro e i computer dovranno restare spenti, ma almeno in Ferrari avranno il tempo di schiarirsi le idee per cercare di ritrovare la strada giusta.

Infatti le ultime performance non hanno portato i risultati sperati, anzi, la situazione è decisamente peggiorata e gli ultimi sviluppi sulla monoposto non hanno proprio funzionato. In Ungheria è stata sofferenza dura, nelle qualifiche e in gara e rimane ancora un distacco che sembra incolmabile dalla Red Bull di Vettel. Anche dalle Lotus e, ora dalla Mercedes, una situazione che di fatto la posiziona, alle prestazioni attuali, al quarto posto tra le vetture in pista.

All’Hungaroring la vittoria è andata a Lewis Hamilton, al primo centro stagionale e al terzo totale per la Mercedes, che ha completato un weekend davvero perfetto e iniziato con la pole del sabato. Ha preceduto un sempre concreto Raikkonen e il leader della classifica Vettel che ha badato più agli interessi mondiali che a cercare la vittoria nel singolo appuntamento quando si è reso conto che il pilota inglese non era più raggiungibile.

Hamilton messo così in chiaro che comunque un tentativo per il titolo lo vuole fare e che, comunque, bisognerà tenere conto anche di lui per la classifica finale, soprattutto se Alonso non avrà una vettura in grado per lottare. La Mercedes appare completamente rinata e, contrariamente alle previsioni, si è adattata benissimo alle nuove gomme portate dalla Pirelli senza minimamente soffrire del degrado e del riscaldamento dei pneumatici che l’avevano colpita finora. Ed è anche velocissima viste le 7 pole position conquistate dai due alfieri, 4 Hamilton e 3 Rosberg. Assolutamente da tenere d’occhio.

Alonso ha raccolto solo la quinta posizione preceduto anche da Webber (partito 10°) che ha fatto un ottimo gioco di squadra sottraendo pochi ma importanti punti allo spagnolo e mandando il messaggio che in questo momento le due Red Bull sono in grado di arrivare davanti a lui su qualsiasi pista. Un risultato, quindi, assolutamente insoddisfacente per il ferrarista visto che ha perso altri 5 punti da Vettel (ora sono 39) e che ha provato in tutti i modi a rimanere attaccato ai migliori ma alla fine ha faticato molto a difendersi anche da Grosjean per mantenere il modesto piazzamento.

Che in Ferrari abbiano un po’ perso il filo lo si capisce dal tentativo di puntare tutto sulle qualifiche per cercare di guadagnare delle posizioni sulla griglia. Tentativo andato male visto che la monoposto dello spagnolo partiva dalla quinta posizione ed era chiaro che avrebbe dovuto giocarsi tutto nelle fasi del via. Se c’era una cosa che andava bene era il passo gara, ma adesso anche questa qualità sembra essere scomparsa forse per andare a cercare qualcosa che non si riesce a trovare. E che, con tutta probabilità, non è nelle caratteristiche di fondo di quest’auto che, in più, sembra non adattarsi neanche alle nuove gomme. Il malumore e il nervosismo di Alonso è evidente e traspare da una dichiarazione che non lascia spazio ad interpretazioni: “vorrei in regalo una nuova macchina” .

Tornando al vincitore era dai tempi di Sir Stirling Moss che non si aveva un abbinamento anglo-tedesco vittorioso e Hamilton arriva a 22 centri in carriera affiancando il connazionale Damon Hill e mettendo nel mirino Nelson Piquet (23) e Juan Manuel Fangio (24). Nella cronaca della gara c’è da segnalare anche la doppia penalizzazione che è stata inflitta a Grosjean. Non è possibile che qualsiasi cosa succeda sia colpa sua e questa volta invece di penalizzarlo, prima con un Drive Through e poi con 20” aggiunti al tempo finale, bisognava dargli un premio per il sorpasso che ha fatto a Massa in esterno curva. Ci vuole coraggio e bravura per fare queste manovre e, invece di un apprezzamento per le innegabili doti del pilota, arrivano le punizioni. Questa è la Formula 1 oggi.

Volendo essere ottimisti a tutti i costi si può avanzare una considerazione di questo tipo: l’anno scorso, prima della pausa estiva, Alonso era in testa con 40 punti su Webber e 42 su Vettel ed è finita male. Ora è lui che insegue a -39, speriamo! Siamo infatti al decimo appuntamento e mancandone ancora nove alle fine quindi di spazio e di punti disposizione ce ne sono ancora tanti. La matematica non è un’opinione e quindi si può sperare, ma la tecnica purtroppo vuole solo dati concreti.