Capire come sarà quest’anno il mondiale di Formula 1 è veramente difficile. I test di Jerez, appena terminati, sono stati il primo assaggio di una stagione che presenta una vera rivoluzione regolamentare, basata sul concetto di sperimentare le tecnologie da trasferire in breve tempo sulla produzione di serie per ridurre i consumi.

Ecco allora l’adozione di nuovi motori sei cilindri a V di 1.600 cc turbo abbinati a due unità elettriche, una trasposizione dell’ibrido in chiave sportiva, che hanno sostituito i “classici” V8 aspirati di 2.400 cc.

Da questa prima novità discende una serie di cambiamenti che hanno stravolto completamente le monoposto che per la prima volta si sono presentate con delle soluzioni aerodinamiche molto differenti tra loro, originali sicuramente, ma non si può certo dire che le auto quest’anno siano belle da vedere. Poco male.

La cosa da verificare per prima è stata l’affidabilità delle nuove “Power Unit”, così si chiamano, e qui ci sono state davvero delle sorprese che per qualche team suonano come un vero e proprio campanello d’allarme. Bisogna anche considerare che sono solo tre le case impegnate nella costruzione dei nuovi motori: Ferrari, Mercedes e Renault che si sono suddivise le squadre.

Ecco quindi la prima sorpresa con la Red Bull, campione in carica che ha dominato gli ultimi anni della Formula 1, rimanere ferma ai box con solo 21 giri in quattro giorni, compiuti tra numerose soste e stop forzati in pista. Una situazione imbarazzante che è terminata con l’abbandono del circuito un giorno prima del termine della sessione di prove per l’impossibilità i proseguire i test visti gli enormi problemi di risolvere. Il tutto condito da una serie di polemiche e di palleggi di responsabilità piuttosto espliciti tra il team e il fornitore tecnico che non sono certo indice di serenità tra le parti. Tutte le squadre motorizzate Renault hanno comunque sofferto e sorprende che sia stata la Catheram a fare più giri di tutti, 78 in totale, mentre la Toro Rosso ha avuto le sue difficoltà con solo 54 tornate. Mancava la Lotus a Jerez e forse è stata una fortuna.

Motivi di ottimismo, invece, per Mercedes e Ferrari. Entrambe hanno girato tanto e bene. 309 giri pari a 1.368 km per i tedeschi e 252 giri e 1.115 km per la Scuderia di Maranello. Un segnale molto positivo che fa sperare per i prossimi sviluppi visto che anche i team “satelliti” hanno condotto delle prove intense. Essere costruttore dei motori e anche della vettura diventa così un fattore importante da tenere in considerazione.

Finire le gare sarà una delle chiavi fondamentali, come in tutti grandi cambiamenti, e chi sarà in grado di far funzionare alla perfezione tutti questi sistemi avrà un vantaggio enorme sulla concorrenza.

Sul fronte prestazione qualcosa da rivedere c’è. Nessuno ha esplicitamente cercato la prestazione assoluta, di “fare tempi”, piuttosto era impegnato a fare tanta strada e raccogliere quanti più dati possibili specie sull’integrazione tra il motore sovralimentato e i due elettrici. Al momento i riscontri cronometrici dei V6 Turbo sono di 5,5 secondi più lenti rispetto ai vecchi V8 e, sia per semplice dovere di cronaca, segnaliamo che il più veloce è stato, prima di finire fuori pista, un pilota esordiente, il ventunenne Kevin Magnussen con la McLaren.

Un aspetto che è emerso in queste giornate resta comunque il basso chilometraggio percorso con la sola Mercedes capace di simulare un intero Gran Premio. Secondo i dati forniti dalla Pirelli, che resta il fornitore unico dei pneumatici, tutti i team hanno portato a termine solo1.470 giri per 6.509 km totali, meno della metà di quanto fatto nel 2013 sullo stesso circuito (3.531 giri/15.634 km a parità di giornate).

Tempo per risolvere i problemi prima del via c’è ne ancora, ma per qualcuno la prossima sessione in Barhain a fine febbraio sarà una vera prova d’appello.