Arrivare a Singapore dopo aver vinto a Monza deve mettere in corpo quel tanto di adrenalina in più per scrollarsi di dosso tutte le remore, le sfortune e i misfatti di una stagione che avrebbe potuto rivelarsi catastrofica. Invece nella testa di Lewis Hamilton c’è la consapevolezza del campione, di colui che sa perfettamente che 7 Gran Premi stagionali, quello di Singapore il suo settimo sigillo, non si vincono per puro caso e che soprattutto conosce alla perfezione i propri mezzi e i propri limiti (QUI L’ORDINE D’ARRIVO). Questa volta il legame col team Mercedes è sembrato di quelli saldissimi, indiscussi, indissolubili e insieme firmano l’autentico capolavoro di Marina Bay 2014. Una strategia agressivissima che però alla fine ha pagato. Un teorema che si è potuto fondare solo e soltanto su un pilota pazzesco che è giunto a una decina di giri dalla conclusione con le gomme letteralemnete a brandelli, le super-soft mantenute per tanti giri fino allo sfinimento e poi l’ultimo cambio prima di prendere il volo della notte. Dall’altra parte invece il disastro. Rosberg ha problemi elettrici e di software al volante. Non parte nel giro di ricognizione prima del via, costretto prima a partire dalla pit-lane e poi a un umiliante ritiro, il secondo stagionale dopo Monza. Il vento della F1 è cambiato, le cose non girano più tanto bene per il tedesco che si vede sorpassato dal britannico anche in classifica generale.

A Singapore il solito strapotere Mercedes non si è visto, o quanto meno non in maniera così macroscopica, il tracciato cittadino di Marina Bay ha annullato le distanze, perciò dove non ha potuto il motore delle Frecce d’argento, è arrivata la strategia. Non che il team Red Bull non ne abbia escogitata una all’altezza, poiché quella di far cambiare gomme in sequenza a Vettel prima e a Ricciardo poi inserendo le “gialle” prima del regime di safety-car intervenuto al 30° giro, poteva essere una scelta anche vincente, cercando di arrivare fino in fondo alla gara, ma il calcolo millimetrico del team Mercedes è stato più spietatamente cartesiano e alla fine ha pagato. Anche la strategia Ferrari ha avuto il suo bel perché, con Alonso che emulando i piloti Red Bull ha cambiato le “gialle” proprio durante i giri di safety-car potendo dunque conservare un vantaggio notevole nelle fasi finali della gara sul fronte deterioramento pneumatici, arrivando vicinissimo nei giri conclusivi a Vettel e Ricciardo che però si sono difesi come leoni indomiti negando il podio al ferrarista.

Sempre sul fronte Ferrari, Raikkonen è rimasto imbottigliato come di consueto nel traffico delle retrovie, in un improvvido imbuto formato da Button e Bottas che non gli hanno concesso nulla, e alla fine, sopravanzato da Vergne prima e Perez poi, ha concluso la gara con un ottavo piazzamento che suona tanto come l’ennesima delusione stagionale. Ottimo quinto posto di Massa invece che riscatta in qualche modo le Williams dopo un tranquillo weekend di anonimato.
(Foto: Facebook)

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