Ormai ci resta solo da sperare che prima o poi succeda qualcosa alla Red Bull di Vettel (in Ferrari nel 2015?) perché la superiorità dimostrata a Singapore è stata semplicemente disarmante. Sempre in testa con un ritmo al quale nessuno degli avversari si è mai avvicinato, comandando sin dalle prove quando si è addirittura permesso di non fare l’ultimo giro di qualifica, tanto il tempo era stato già stato ottenuto.

A questo punto non si vede in che modo non possa arrivare al quarto titolo iridato consecutivo perché se il miglior Alonso fatica a reggere il ritmo e la strategia dei box (finalmente) funziona, il massimo che si riesce ad ottenere è un secondo posto.

A poco quindi è servita la fantastica partenza dello spagnolo dove in una sola curva ha recuperato dalla 7° alla 3° posizione e il pit-stop durante l’ingresso della Safety Car, una presenza costante sulla pista di Singapore. Un azzardo che ha funzionato, annullando il ritardo accumulato anche se ha portato qualche ansia nel finale a causa delle gomme usurate. Una tattica che ha portato risultati solo ad Alonso e a Raikkonen, mentre gli altri piloti che l’hanno utilizzata sono stati facilmente sorpassati nel finale di gara. Ironia della sorte a rimescolare le carte ci ha pensato Ricciardo che si è presentato così alla Red Bull la sua nuova squadra nel 2014.

Vettel ha guidato da grande pilota ancora una volta con una supremazia che va ben oltre il vantaggio tecnico riconosciuto alla vettura. Mai un errore, una sbavatura e alla fine il distacco inflitto ad Alonso, di 32 secondi, poteva essere ben superiore considerando che la Safety Car ha lasciato la pista solo al 31° dei 61 giri previsti. In pratica è come se avesse fatto una sosta in più in un mini GP visto che non si è fermato con gli altri, rimandando la sosta più avanti. Con questa il tedesco ha raggiunto 33 vittorie in carriera, 7 solo nel 2013 e per la terza volta consecutiva ha vinto nella città stato asiatica. Non solo ma, oltre alla pole, ha realizzato il giro più veloce affibbiando al secondo, il compagno di team Webber, 1”2 e addirittura 2”5 ad Alonso. Pazzesco! C’è poco da fischiarlo sul podio, quando hai davanti un pilota così bisogna solo riconoscere la bravura.

Al terzo gradino il neo ferrarista Raikkonen autore di una bella rimonta dal 13° posto al via e che ha sfruttato la stessa strategia Ferrari. Un motivo in più per sperare nella coppia del prossimo anno.

Chi ha sicuramente perso una bella occasione di prendere punti pesanti è la Mercedes che ha usato la stessa tattica della Red Bull e ha portato a casa solo un quarto e quinto posto. Hanno approfittato dei guai avuti da Webber, vittima della rottura del motore Renault (che ha lasciato fermo anche Grosjean), con conseguente principio d’incendio; insomma si è rotta l’auto sbagliata, ma l’australiano non riesce minimamente ad avvicinare i tempi del compagno di squadra e nemmeno a togliere punti agli avversari del tedesco. A confermare che non era proprio giornata è arrivata per l’australiano la penalizzazione di 10 posizioni nella prossima gara per aver attraversato la pista per farsi dare un passaggio da Alonso verso i box. Succede anche questo…

Adesso si va in Corea con un distacco che è ancora aumentato. Sono 60 i punti, in pratica due Gp e mezzo e con solo 6 gare alla fine diventa sempre più difficile. L’importante è non mollare e non pensare alla matematica.