Lewis Hamilton (foto: Facebook), lo si era rilevato dall’inizio di questo weekend di qualifiche a Monza, aveva non una bensì due marce in più rispetto alla concorrenza. La prima e più generale, quella che gli consente ad ogni GP di questa stagione di avere quel quid in più che altri non possiedono, tranne ovviamente il compagno di scuderia Nico Rosberg: la Mercedes. Poi il carattere. Quello dei campioni, che lo spinge ad essere protagonista e non comprimario in una scuderia dall’atmosfera rovente, dalla coabitazione impossibile. Il carattere che sa trasformarlo da vittima di una serie di episodi al limite del complotto in “carnefice” della pista e degli avversari, colui che vuole vincere senza se e senza ma. Sempre. Hamilton conquista d’autorità la sua quinta pole stagionale (36a in carriera) proprio davanti al rivale (non più amico) Rosberg, fermato in mattinata da un problema col cambio, e lancia una piccola ipoteca sul Gran Premio d’Italia (QUI LA GRIGLIA DI PARTENZA).

Bene anche le Williams che al pari delle Mercedes hanno dimostrato di avere un gran passo nel circuito lombardo. Anche per il team britannico dunque ottime conferme per un consuntivo stagionale davvero a grandi livelli. La seconda fila è un’esclusiva di Bottas, terzo, e Massa a seguire, con il finlandese velocissimo durante tutto il weekend tranne, a fare proprio i micragnosi, durante le libere del venerdì mattina. Daranno – o almeno ce lo si augura – il filo da torcere alle Frecce d’Argento là davanti.

Male invece le Ferrari. E se da altre parti magari si può soprassedere, a Monza, considerando l’assonanza esistente non linguistica ma storica con Maranello, il rammarico è decisamente maggiore. Alonso fa quello che può con la macchina che si ritrova, ce la mette tutta ma alla fine giunge settimo in griglia preceduto dalle McLaren di Magnussen e Button, a riprova che oltre i motori Mercedes (prime tre file occupate) non ce n’è più per nessuno, rispettivamente quinto e sesto. Raikkonen, complice un errore dovuto al traffico su giro veloce, addirittura non accede al Q3 e si piazza solo 12° (salvo scalare 11° per la penalità di Kvyat). E se Atene piange, Sparta non ride poiché anche le Red Bull non riescono a ben figurare, con Vettel ottavo e Ricciardo nono che non sono mai riusciti a trovare il giusto feeling con la vettura nell’intero weekend di prove e qualifiche.

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