Se la prima gara della stagione in Australia è stata all’insegna dell’equilibrio in pista non si può dire lo stesso per quel che riguarda i dati di ascolto televisivi. L’esordio della nuova era tv per la F1 lascia qualcosa da recriminare a Sky che da quest’anno detiene i diritti del circus: la pay tv di Murdoch ha raccolto poco più di 600.000 spettatori medi ma si dichiara ugualmente soddisfatta per lo share del 15,4% (24,1% tra il pubblico 15-54 anni).

Vero, l’ascolto è raddoppiato rispetto al 2009 quando però la RAI (foto by InfoPhoto) proponeva ancora le gare totalmente in diretta, ma se si guarda ai dati della tv di Stato si capisce subito che qualcosa non ha funzionato nelle strategia dell’emittente satellitare: la replica delle 14 su Rai 1 ha raccolto 4.846.000 spettatori (23,20% di share), addirittura +71% rispetto alla diretta di un anno fa in diretta che aveva fatto registrare 2,8 milioni di spettatori. Segno di un ritrovato interesse per la F1 ma anche di una magra sottoscrizione di nuovi abbonamenti.

Unico dato inconfutabile per Sky è che oltre l’80% degli abbonati al pacchetto Sport ha visto la gara sul canale. Considerando l’orario (ore 7) e il costo del pacchetto (29 euro al mese) si può solo migliorare. Difficile però che domenica in Malesia possa cambiare qualcosa. Pare invece aver fatto centro la Rai: lo spot ingannevole resta, ma la scelta di non puntare sui GP asiatici per proporre in diretta e in prima serata i GP americani (Canada, USA e Brasile) sembra essere quella vincente. Il verdetto a fine stagione.