Per essere solo alla seconda gara del campionato con ancora 17 tappe da disputare sono davvero tanti gli argomenti da affrontare.

Tutti aspettavano la prova in Malesia per avere una immediata risposta e verifica dei valori emersi solo la settimana scorsa in Australia, con le vetture messe alla prova su un circuito molto più probante di quello cittadino di Melbourne.

E a Sepang non sono mancati i punti di interesse ad iniziare dalle prove con la pole del solito Vettel (la numero 38 in carriera) inseguita però dalle due Ferrari con Massa per la quarta volta davanti ad Alonso. Era quasi un anno che non si vedeva una rossa in prima fila, segno ulteriore della competitività della monoposto.

Ma le sorprese arrivano al via (partenza con fondo bagnato e gomme intermedie) con un’infelice start del brasiliano, solo sesto alla prima curva e una toccata di Alonso al posteriore di Vettel, con conseguente ala anteriore danneggiata. Lo spagnolo ed il box non si fermano per la sostituzione (chi ha preso la decisione?) e alla staccata dopo il traguardo ecco la Ferrari finire nella ghiaia con l’alettone che ha ceduto ed è finito sotto le ruote. Patatrac e gara finita. Poco valgono le giustificazioni basate sul tentativo di rimanere in pista ancora qualche giro con l’asfalto che si stava asciugando e che sarebbe stato meglio cambiare insieme gomme e ala. Strategia completamente sbagliata e decisioni da rivedere perché i punti persi pesano soprattutto con questa F138 che può aiutare molto Alonso.

Per chiudere con la Ferrari Massa arriva quinto, mai incisivo e presente nelle fasi che contano.

Da qui parte il duo della Red Bull che si mette in testa alla corsa e controlla in tutta tranquillità gli avversari fino a che Vettel, a dieci giri dalla fine, decide di attaccare Webber con una staccata davvero aggressiva sfiorando il muretto box. Una manovra definita rischiosa dal team manager nelle comunicazioni al pilota che comunque taglia per primo il traguardo e arriva a 27 successi in carriera, come Jackie Stewart.

La faccia di Webber sul podio (foto by infophoto) dice tutto e il briefing post-gara in Red Bull non deve essere stato dei più sereni dato che esisteva un accordo per mantenere le posizioni e finire la corsa in quell’ordine.

Vanno poi aggiunte le dichiarazioni dell’australiano che d’ora in poi non rispetterà gli ordini di scuderia.

Siamo di fronte alla cattiveria del campione che vuole sempre vincere, ed uno non diventa tre volte campione del mondo senza questa, la stessa del centravanti che non passa la palla al suo compagno di squadra. È la classica coppia che scoppia in F1, due galli nel pollaio hanno sempre creato danni e ad avvantaggiarsene sono sempre stati gli altri piloti, vedi Senna-Prost, Villeneuve-Pironi, Piquet-Mansell o Reutemann-Jones. Vedremo cosa succederà ma Sebastian ha creato un bel problema all’interno e questa volta ha contro anche i vertici del team Newey, Horner e Marko, una situazione non semplice. A poco servono le scuse davvero poco credibili e pentirsi dopo la vittoria non è proprio un bel gesto perché di tempo per mettere le cose a posto ne aveva.

Ma non è stato l’unico caso di lite perché anche in Mercedes hanno dovuto affrontare la rivalità tra i due piloti. Hamilton e Rosberg si sono sfidati, molto correttamente in questo caso, e alla fine l’intervento di Ross Brawn ha messo fine ai sorpassi congelando le posizioni nonostante le richiesta del tedesco di passare.

Bello il gesto dell’inglese che ha ringraziato il comportamento del compagno per avergli lasciato il terzo posto e dichiarando che sul podio doveva esserci Rosberg, ma anche qui facce scure, nonostante una ritrovata competitività della W04. Sul podio infatti nessuno sorrideva cosa strana dopo un GP.

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