La Honda non ci sta, e la cosa è piuttosto evidente, non può accettare così, senza fare nemmeno un po’ di rumore, la decisione della FIA che la obbliga a consegnare il motore per il 2015 entro il 28 febbraio, congelandone lo sviluppo per l’intera stagione.

D’altra parte, la FIA non può tornare sulle sue decisioni, e così pare che dalle parti di Woking si siano già messi in contatto con i piani alti della F1. Certo, il regolamento parla chiaro e, così l’unica scappatoia potrebbe essere una deroga, improbabile, da parte degli altri costruttori.

Ma c’è una considerazione da fare, ovvero che molti team potrebbero aver utilizzato già diversi gettoni di sviluppo per avvicinare le prestazioni mostruose della power unit Mercedes. Inoltre, se i tedeschi saranno bravi a sfruttare le loro conoscenze sull’ibrido, non è detto che il divario potrà essere colmato, quindi la concessione della FIA potrebbe essere un’arma a doppio taglio.

Poi c’è da aggiungere che la Honda, pur non avendo solcato i campi di gara nel 2014, ha potuto elaborare il motore liberamente per tutta la stagione, e non è detto che la sua evoluzione non abbia già subito degli step superiori a quelli concessi dalla FIA ai competitor per il 2015.

Così, se la FIA dovesse rivedere le sue posizioni, potremmo ritrovarci con una McLaren dal potenziale più elevato di quanto potessimo immaginare, magari con la possibilità di continuare ad evolvere il proprio cuore ibrido, oppure con una monoposto carente in affidabilità che non può beneficiare di ulteriori sviluppi al propulsore.

Ecco, è difficile dire quale delle due ipotesi potrebbe essere più realistica, ed anche i test non saranno poi così indicativi, in quanto è risaputo che in quelle occasioni i team tendono a nascondersi. Di conseguenza, ci vorrebbe una maggiore chiarezza in merito all’ingresso di nuovi motoristi in F1, o quanto meno una norma che, se accettata, non rischi di cambiare le regole del gioco in seguito ad una sua rivisitazione.