Qualcuno è già rassegnato. I due principali campionati motoristici del 2014, Formula 1 e MotoGP, sono segnati da un dominio assoluto: Marquez da una parte e Mercedes dall’altra. Un “fattore M” nei motori che non lascia scampo e che a pensarci fa sorridere. Ma gli appassionati in cerca di spettacolo durante il weekend non ridono, anzi, visti i soldi che versano alle pay-tv, che ormai hanno preso in mano le competizioni.

Dopo i primi sei GP (un terzo di stagione) si può tracciare un primo bilancio: nel circus delle monoposto la casa di Stoccarda ha piazzato cinque doppiette su sei fatta eccezione per il ritiro di Hamilton all’esordio in Australia. Il titolo costruttori, con un +141 sulla Red Bull, è praticamente in tasca. Quello piloti sarà una lotta interna tra Hamilton e Rosberg che già a Montecarlo hanno dato un assaggio. Salvo rivoluzioni regolamentari in corso e qualche coniglio estratto dal cilindro di Red Bull e Ferrari, la casa di Stoccarda è destinata a scrivere altri record.

Nelle due ruote la dittatura è ancor più marcata: il cannibale Marquez si è preso di prepotenza anche il Mugello, la pista di Valentino Rossi e dove Lorenzo aveva vinto negli ultimi tre anni, arrivando a infilare sei vittorie consecutive. Un’impresa mai riuscita a nessuno tra MotoGP e 500. Doohan si era fermato a 4, Valentino Rossi, Kenny Roberts e Freddy Spencer a 3. Per trovare “mostri simili” bisogna fare un salto indietro di oltre 40 anni: Giacomo Agostini ci riuscì per quattro campionati di fila vincendo gli 8 primi GP della 500 (nel 1968, 1969 e 1970 arivò a 10 trionfi), John Surtees arrivò a sette nel 1959, Mike Hailwood a sei nel 1964. A questo ci aggiunge le pole position. Il 21enne di Cervera è più maturo e non ha più la caduta facile. Agli altri restano le briciole. M come Marc, M come Marquez, M come monopolio e come monotonia. Ci si aggrappa ai sorpassi.