Autosprint, l’autorevole rivista dedica al mondo dell’automobilismo, ha proposto questa settimana un ampio speciale alla perdita da parte della Formula 1, dell’ultimo pilota italiano in gara: Jarno Trulli che ha ottenuto il benservito dalla Catherame e 2,5 milioni di euro di liquidazione.

La Formula 1, dopo l’addio (o arrivederci che dir si voglia) di Jarno Trulli, è priva di piloti tricolore. La presenza italiana è comunque garantita dalla Ferrari e dalla Pirelli che rivestono ancora un ruolo autorevole nel Circus. Di fatto, che non ci siano italiani al volante di una qualsiasi monoposto è un fatto “storico.

Secondo molti piloti, ex piloti e giornalisti, la colpa di questa situazione è da rintracciare nell’incapacità dei team italiani di coltivare in casa dei talenti, nonostante la scuola di kart abbia sottolineato le potenzialità di un bel gruppo di giovani. Si rimpiangono così i mitici anni Novanta quando in pista c’erano 15 piloti italiani.

De Adamich, ex pilota, ora giornalista, sostiene che l’assenza degli italiani in Formula 1 non passerà inosservata. E’ vero che ci sono altre nazioni che non hanno rappresentanti, ma per l’Italia c’è tutta una storia a monte. Basta pensare che il primo Gran Premio è stato vinto proprio da un italiano.

Oggi ha contato molto il panorama economico, che spinge le squadre a prediligere il pilota con gli sponsor più facoltosi (è il caso di Petrov e Maldonado), ma è determinante anche l’assenza di un’opinione pubblica in grado di proteggere i piloti nazionali.

La speranza è che funzioni la Driving Academy della stessa Ferrari.