La presenza a Montréal di un nume tutelare del cinema come il regista George Lucas lasciava presagire un gran premio da autentiche guerre stellari all’interno della scuderia della Stella con gli amici nemici Hamilton e Rosberg  che dal GP di Montecarlo hanno continuato a fare scintille e invece è successo l’imponderabile con tanto di finale col botto fortunatamente senza conseguenze per Massa e Perez che si sono toccati andandosi a schiantare contro uno dei tanti muretti presenti nel circuito (qui la l’ordine d’arrivo). Il capolavoro questa volta l’ha fatto Ricciardo che finalmente può alzare da vincitore il meritatissimo trofeo conquistando il suo primo successo in un gran premio di Formula 1. Capolavoro che è nato sulla consapevolezza del proprio talento e sulla possibilità di poter braccare le Frecce d’Argento che fino al 40° giro conducevano come al solito le danze.

La svolta è accaduta proprio al 44° giro quando la Mercedes di Hamilton, primo davanti a Rosberg, ha cominciato ad avere seri problemi al KERS (Kinetic Energy Recovery System) costringendolo al ritiro. Identico tipo di problema occorso stranamente – perché in contemporanea – a Rosberg che però nel corso della gara è riuscito a risolvere, pur continuando a girare non sugli stessi ritmi iniziali. Il Capolavoro di Ricciardo si è concretizzato prima col sorpasso a un ottimo Perez la cui Force India ha dimostrato di poter tenere il passo delle prime, e poi quello decisivo a Rosberg sul finale. La Red Bull ha così potuto festeggiare il suo primo podio stagionale con il terzo piazzamento da parte di un ritrovato Vettel, anche se la vettura del quattro volte campione del mondo mostra evidenti problemi di potenza rispetto ad altre monoposto. Incredibile anche il finale di gara di Button che approfittando del caos generato dall’incidente di Massa e Perez, infila i due litiganti Hulkenberg e Alonso.

E a proposito di Ferrari, nonostante le evoluzioni tecniche portate in Canada, la musica sembra essere un refrain impostato su dolenti note, con Fernando Alonso che corre una gara incolore fino al fatidico quarantesimo giro, quando si accorge che pur non avendo la velocità di punta delle vetture che lo precedono, ha passo e ritmo notevoli da andare a prendere diversi avversari là davanti, anche se si ritrova ad avere a che fare prima con Bottas e poi con Hulkenberg, che non lo fa passare se non dopo la bandiera a scacchi. Raikonnen invece non riesce proprio a trovare feeling con la rossa. Finisce inesorabilmente decimo dopo l’ennesima gara anonima senza neppure l’accenno di un sussulto.

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