“Finché ci sono oppressioni, arresti e uccisioni, non ci dovrebbe essere una Formula Uno”. E’ questo il pensiero che accomunava i manifestanti contro il governo del Bahrain. Giorni di proteste e scontri, copertoni e auto incendiate, gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro coloro che bloccavano le strade della capitale Manama, in segno di protesta contro il Gran Premio.

Due giorni dopo la polizia del Bahrain rilascia un comunicato da prendere con le molle visto il regime nel ricco Paese Arabo. Sabato scorso sono state arrestate due donne che pianificavano un attentato durante la corsa. Le due sospettate sono state fermate all’ingresso con una di loro sorpresa con un cuscino sotto i vestiti per testare le misure di sicurezza. Entrambe saranno trattenute per almeno 60 giorni.

Dettagli mancanti e non forniti dalla polizia che non fanno pensare a nulla di buono per il futuro delle due donne in questione. Probabilmente si vedranno negare i diritti umani come gran parte delle persone detenute illegalmente in Bahrain. Un attacco che, stando a quanto riporta Ticinonline.ch, non risulterebbe legato al terrorismo interno ma a un’organizzazione più ampia finanziata dall’estero.

Il capo della polizia, il generale Tariq al Hasan, ha comunicato che le forze di sicurezza hanno sventato nei giorni precedenti al GP diversi atti di sabotaggio e attentati dinamitardi. Ottomila agenti hanno garantito il regolare svolgimento del weekend motoristico: sequestrati un migliaio di bottiglie molotov, 137 pneumatici e 72 estintori che sarebbero dovuti essere utilizzati come ordigni. Qualcuno si interroghi a fondo sul perchè di tutto questo.

LINK UTILI

Giusto correre dove i diritti umani sono negati? 

Ecclestone minacciato “Cancella la tua gara insanguinata”

Arresti e torture, il governo si prepara alla F1

Qualifiche: Rosberg in pole, Alonso in seconda fila