Diciamo le cose come stanno. Quello che succede in Bahrain è marginale rispetto ai petroldollari che muove la F1. Bocche cucite tra gli addetti ai lavori e poco importa se i diritti umani della popolazione vengono negati o calpestati. Conta solo disputare la gara e rispettare gli accordi. Come fosse un GP normale. Ecclestone lo ha ammesso senza problemi: “Non penso che la gente in Bahrain sia cattiva né che vogliano cercare di colpire il nostro sport. Noi (o lui, ndr) siamo molto egoisti: vogliamo andare lì, fare una bella gara e ripartire”.

Per fortuna c’è chi prova a smuovere le coscienze come l’ex pilota Damon Hill: La stragrande maggioranza delle persone di questo sport vorrebbe dire ‘Non vogliamo venire qui a peggiorare la vita delle persone’. Non voglio andare in Bahrain se poi le persone vengono trattate peggio perché solo così la gara può essere disputata”.

Lo scorso anno aveva detto: “Sarebbe brutto sia per lo Stato che per la Formula 1 se fosse necessario imporre la legge marziale per conservare la gara. Lo sport non deve partire da questi presupposti”. Qualcuno lo spieghi al boss del circus e a Jean Todt, presidente della FIA e nel mirino di Hill e della stampa britannica: “Lui non ha detto nulla per far prendere le distanze alla Formula 1 da cose che sarebbero state considerate sconvolgenti e di cattivo gusto. Credo che chiunque in questo sport lo vorrebbe invece fare”.

L’assenza annunciata di Todt fa discutere, conferma dei pericoli che regnano nel Paese dove invece le squadre presenti e temono possibili attacchi. Gli uffici stampa dei team sono molto cauti sull’argomento e sperano di archiviare in fretta la pratica del Golfo Persico. Lì dove il governo non vede l’ora di mostrare al mondo che il Paese è cambiato e sotto controllo ma che per farlo mette in atto repressioni preventive da brivido.

Da lunedì qualcosa sembra cambiato. Nella manifestazione vicino a Pearl Square, luogo simbolo della protesta, i testimoni raccontano di una polizia più paziente del solito. Solo tre lacrimogeni sparati. Forse il “merito” è anche di Ecclestone: “Non voglio che ci siano repressioni come conseguenza della gara”. Come se bastasse per sentirsi a posto con la coscienza. Invece di sfruttare l’occasione per mediare tra regime e popolazione. Tra quattro giorni, c’è da scommetterlo, tutto tornerà come prima. Voi cosa ne pensate? Rienete giusto correre dove i diritti umani sono negati?

foto socialistworkercanada