Il primo GP stagionale a Melbourne e (QUI IL REPORT DELLA GARA) ha fatto discutere per diversi aspetti. Di certo il nuovo regolamento della FIA (QUI LE PRINCIPALI NOVITA’) ha convinto in pochi, e motori spenti arriva la prima vittima della “tolleranza zero” imposta dalla federazione: la direzione gara ha squalificato Daniel Ricciardo  (foto by InfoPhoto) a causa di un eccessivo consumo di carburante (100kg/ora il limite consentito) che gli ha fatto perdere il magnifico secondo posto conquistato davanti ai suoi tifosi e la Red Bull torna dall’Australia con uno zero nella classifica costruttori. La classifica piloti, al momento, vede dunque Magnussen al secondo posto e Button terzo. Alonso recupera una posizione ed è quarto.

Lascia qualche dubbio, però, come il team campione del mondo abbia lasciato spingere al massimo il suo pilota malgrado l’avvertimento durante la gara della Fia, che rilevava un consumo istantaneo eccessivo (articolo 5.1.4 del regolamento tecnico). Dall’esposto del delegato tecnico passano quasi quattro ore perchè la Fia annunci la delicata decisione visto le conseguenze politiche con il rischio di compromettere i rapporti con Renault. Un documento di tre pagine diviso in 20 punti spiega i retroscena dell’episodio.

Secondo la Gazzetta dello Sport, fin dal venerdì i tecnici rilevano una lettura anomala del flusso di carburante da parte del sensore omologato dalla Fia. La Red Bull decide così di usarne un altro per le qualifiche ma i problemi continuano e sabato notte si decide di tornare al primo con il consenso dei commissari a patto che sia applicata una correzione. Ma al via il team rileva che il sensore è inaffidabile e comunica alla Fia che userà il proprio sistema di rilevamento interno del carburante collegato alla telemetria. Durante la gara, i tecnici Fia rilevano dalla telemetria che il flusso sulla monoposto di Ricciardo è troppo elevato e contattano la Red Bull chiedendo di ridurlo in modo che rientri nei limiti. Avvertimento ignorato con conseguente violazione dell’articolo 3.2 del regolamento sportivo.

Chris Horner ha già annunciato che ricorrerà in appello e probabilmente il ricorso sarà esaminato tra qualche settimana a Parigi: “Non siamo stati gli unici ad avere problemi - ha detto il team principal Red Bull -. Confidiamo che in appello risulterà chiaro che la Red Bull è sempre stata conforme alle regole. Questi sensori imposti dalla Fia per la misurazione del flusso di carburante si sono rivelati problematici per tutti i team ed hanno determinato sempre discrepanze. È una tecnologia immmatura, impossibile fidarsi di questi sensori al 100%”. Nel mirino sono già finiti i flussometri, da utilizzare obbligatoriamente “nonostante le oscillazioni” rilevate dai commissari. Oscillazioni che, secondo i tecnici, possono portare addirittuta a un aumento dai 6 ai 12 cavalli in alcuni momenti di gara se utilizzati con malizia. Con risultati evidentemente falsati. Roba da ingegneri puri che rischia di allontanare il grande pubblico dalla F1.

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