Un interessante articolo presente in rete cerca di capire se la tenera età dei piloti può essere determinante per il coinvolgimento in incidenti mortali. A commentare l’ultimo decesso in pista il patron della Honda Gresini. 

La Honda Gresini l’ha sperimentato sul campo: le piste sono pericolose, ma l’età a detta di molti, non è determinante. Sic era solito ripetere che se non vuoi rischiare la pelle te ne stai a casa ma se corri sai che potrebbe capitarti anche di passare a miglior vita.

Tutti i piloti condividono questo pensiero. Intanto però le piste si rivelano un teatro per tragici decessi. L’ultimo in ordine cronologico quello del diciassettenne Oscar McIntyre. Il pilota in questione, impegnato nel campionato australiano Superstock, è stato travolto da Luke Burgees e Micheal Lockhart tra la curva 2 e 3 di Phillip Island mentre stava rientrando in pista da una via di fuga.

Come si può commentare l’accaduto? Con poche, pochissime parole. I piloti conoscono i rischi e debuttano spesso con moto molto potenti che raggiungono quasi i 300 chilometri orari. Ma non siamo in strada, siamo in pista e l’età non può essere presa come punto di riferimento, come quando si deve concedere la patente di guida.

Fausto Gresini, però, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, sostiene che

“Si può morire su una moto di 50 centimetri cubi come su una 1.000 di cilindrata. Però forse a 17 anni è ancora presto per maneggiare una 600 con tanti cavalli. Ai ragazzi dovrebbe essere dato più tempo per crescere”.