Nel Gran Premio d’Italia di Formula 1 del 1988, a Monza, l’11 settembre, Gerhard Berger vinse davanti a Michele Alboreto, il quale realizzò anche il giro più veloce. Fu una doppietta della Ferrari. Si trattò anche dell’unica corsa di quella stagione in cui non vinse una McLaren: Prost ruppe un motore e Senna urtò un doppiato. Molti ritennero che una mano dall’alto, da molto in alto, aiutò le vetture del Cavallino, quel giorno. La mano di Enzo Ferrari, scomparso poche settimane prima, il 14 agosto.

Sono passati 25 anni da quando “l’Ingegnere” se ne andò per sempre (lo chiamavano anche “Drake”, dal corsaro Francis Drake, per la sua grande combattività). Aveva compiuto da pochi mesi 90 anni, essendo nato il 18 febbraio 1898. Ha creato una delle aziende più prestigiose al mondo; se esiste un esempio cristallino di cosa vuol dire “Made in Italy”, nel migliore dei suoi significati, è proprio la Ferrari.

Enzo Ferrari ebbe una saltuaria carriera di pilota negli anni ’20, con l’Alfa Romeo. Nel 1929 la casa milanese gli affidò l’incarico di dirigere la sua nascente squadra corse ufficiale. La Scuderia Ferrari, nome destinato ad entrare nel mito. E sulle fiancate delle Alfa in breve tempo il Quadrifoglio verde lasciò il posto al Cavallino rampante: un omaggio da parte dell’asso dell’aviazione Francesco Baracca, che lo usava sulle fiancate del proprio aereo. Ferrari mise al volante delle proprie vetture il meglio dell’epoca: Antonio Ascari, Giuseppe Campari e il migliore di tutti, Tazio Nuvolari.

Ma è dopo il secondo conflitto mondiale che avviene il salto di qualità: nel 1947, per la precisione, quando la Scuderia Ferrari diventa una vera e propria azienda. L’ascesa è impressionante. In 4 anni il primo successo in un Gran Premio, nel 1952 il primo titolo mondiale in Formula 1, grazie ad Alberto Ascari. La leggenda era cominciata.

Per la Ferrari le corse e l’attività produttiva sono due cose inseparabili, molto più che in altre case; l’una è parte dell’altra. Le vetture di serie riflettono i successi sportivi, i quali a loro volta spingono le vendite dei modelli commerciali. Così è ancora oggi, così è stato dall’inizio.

Non è questa la sede per ripercorrere l’intera storia dell’azienda Ferrari. E’ troppo grande, troppo famosa. E’ solo un piccolo omaggio a colui che ne rese possibile l’esistenza e che la portò nei cuori degli appassionati d’automobile di tutto il mondo. Letteralmente.