Lo scandalo delle emissioni Volkswagen mette in moto le associazioni di consumatori. Oltre all’ipotesi class action mondiale da 50 miliardi di dollari, Altroconsumo, Federconsumatori e Adiconsum chiedono i chiarimenti necessari dalla casa tedesca e gli eventuali risarcimenti a favore dei clienti. Altroconsumo ha diffidato formalmente Volkswagen con una lettera inviata alla sede italiana della casa automobilistica a Verona. Una lettera inviata anche alla sede di Berlino e alle sedi in altri Paesi europei, come Spagna, Belgio, Portogallo con una diffida che preannuncia una nuova class action.

Secondo l’associazione la condotta illecita ammessa anche sul parco auto in Europa ha infranto norme in materia di omologazioni delle autovetture, di tutela dei consumatori e di tutela ambientale: “I consumatori hanno acquistato automobili con caratteristiche inquinanti non conformi a quelle presentate e promosse al pubblico, anche attraverso la rete di vendita, nei contratti, nella documentazione informativa e promozionale, nelle campagne pubblicitarie. I dati alterati hanno orientato, condizionandole, le scelte di consumo, non solo ingannando gli acquirenti ma anche tramutandoli in nuovi untori che hanno inconsapevolmente provocato danni ambientali”. Di questi ultimi Altroconsumo si riserva di chiedere conto alla Volkswagen anche in sede penale mentre sul fronte tecnico si rende disponibile a rilanciare l’attività di testing sulle auto, tutti i brand compresi come garante di indipendenza e terzietà.

La diffida giunge dopo le proteste di Federconsumatori e Adusbef, che sottolineano l’urgenza di mettere all’ordine del giorno l’entrata in vigore della nuova class action già approvata dalla Camera, perché “strumento indispensabile per tutelare in maniera efficace ed incisiva i cittadini coinvolti e per far ottenere loro i dovuti rimborsi”. Federconsumatori afferma che gli Italiani in possesso di auto Volkswagen ma anche altri cittadini chiedono informazioni precise e dettagliate: “Quante auto dalle emissioni Volkswagen“truccate” sono state distribuite in Italia e dove. Per questo deve essere priorità del Governo accelerare le verifiche ed i controlli in tal senso, per dare delle certezza da cui partire per poter tutelare diritti e interessi dei consumatori. Un’operazione che deve essere coordinata e armonizzata a livello europeo, in modo da intraprendere azioni severe in tutta l’Unione”. 

Motivo per cui, di fronte alla situazione, la Commissione europea ha deciso di effettuare dal 1 gennaio 2016 dei test sulle emissioni su strada. Un sistema che, secondo l’esecutivo comunitario, potrebbe più che dimezzare l’attuale margine d’errore del 20% tra emissioni simulate in laboratorio ed emissioni effettivamente sprigionate su strada. Il margine d’errore dovrebbe scendere con i nuovi test dal 20% al 5%-10%. Una scelta che ha subito trovato il supporto di Adiconsum: “Siamo lieti della decisione assunta dalla Commissione europea che dà ragione alla linea espressa dal primo momento da Adiconsum - ha affermato il presidente Pietro Giordano -. Ribadiamo ancora una volta che i controlli devono essere condotti a campione dalle Authority nazionali, ognuna per la propria competenza e rimaniamo fermi nella nostra richiesta di un incontro con Volkswagen Italia“.