Doriano Romboni  se ne è andato sulla pista in cui avrebbe dovuto correre per onorare la memoria di Marco Simoncelli. Il 44enne ex pilota di Lerici lascia moglie e tre figlie. I più giovani non lo hanno nemmeno visto in azione ma ‘Rambo’, classe ’68, “è stato uno dei piloti italiani più veloci degli anni 90″ riporta il sito ufficiale della MotoGP  correndo in tutte e tre le classi del mondiale (125, 250 e 500) con importanti case come Honda e Aprilia, e ottenendo 6 vittorie, 22 podi (uno in classe regina) e 7 pole

Faceva parte di quei talenti che facevano sventolare il tricolore nella classe ottavo di litro. Indimenticabile il suo secondo anno nel motomondiale (era il 1990) condito da due vittorie e altri quattro podi, tra cui una gara stupenda a Phillip Island che consegnò il primo Mondiale a Loris Capirossi. Nel terzo anno in 250 (1993) trova il bandolo della matassa e centra una doppietta nei GP d’Austria e Germania ma una caduta in prova ad Assen gli costa la frattura della gamba facendogli saltare i piani di assalto a un titolo che non avvicinerà più. Sempre in Olanda, ironia della sorte, l’unico podio nella classe regina. In carriera anche tre stagioni senza gloria nel Mondiale Superbike, nel 1999, 2000 e 2004, e una partecipazione al CIV nel 2003. A Monza, al suo primo anno in SBK, la gamba gli rimane incastrata sotto la ruota posteriore: un grave e sfortunato incidente che rappresenta l’inizio del suo declino.

Ma in ambito manageriale aveva saputo riscoprirsi e ricollocarsi: nel 2012 ha ricoperto la carica di direttore sportivo del Team Puccetti Racing Kawasaki, diventando, l’anno successivo, responsabile tecnico FMI, sia per il Team Italia in STK600, che per Puccetti Racing in SuperSport. Ma oltre alla sua carriera, Romboni era apprezzato per la sua generosità e la sua educazione. Che emerse anche quando Max Biaggi gli fece notare che il motociclismo non è danza classica.

Qui due video, un’intervista e un tributo, per non dimenticarlo mai: