Alessandra Rossi e la sua passione per le quattro ruote, per il drifting in particolare; nota tecnica di guida che consiste nell’affrontare le curve con una sbandata programmata e controllata.

Il drifting mira solo alla spettacolarità ed all’esibizione. Quello moderno ha origine in Giappone negli anni settanta ed è divenuto popolare nel Japanese Touring Car Championship (JTCC), grazie al pilota di auto e moto Kunimitsu Takahashi, considerato il “padre” del drifting.

Quella di Alessandra è una passione profonda e viscerale per questa disciplina, un interesse nato con lei e che la “guida” da sempre. Ama guidare più di ogni altra cosa. E’ bella e intraprendente, andiamo a conoscerla meglio nella nostra esclusiva intervista su Leonardo.it.

Cos’è che ti affascina di più del mondo dei motori? e come è nata questa passione?

“La passione per le auto l’ho sempre avuta, fin da piccola. Credo abbia influito avere un padre che amasse “andar forte”, che non perdeva occasione per gareggiare con qualcuno in autostrada o di andare in Giulio Cesare a Milano a sbandare quando nevicava. Quando ancora ci si poteva divertire diciamo…

Non sono affascinata dal “mondo” dei motori, mi interessa poco andare ad eventi, a vedere gare, non conosco nessun pilota di auto famoso, se non Ken Block ovviamente, ma niente di più. Mi piace proprio guidare, sto imparando a fare drifting e se potessi scegliere mi piacerebbe svegliarmi la mattina, prendere la mia S13 e andare in pista tutti i giorni. Ma ovviamente non si può.

Amo guidare, non mi affascina il mondo delle quattro ruote, mi affascinano le auto, mi esalto guardandole, guardando turbo giganti, scarichi, freni, cerchi alettoni e body kit. Mi esalto guidando, tutto qui.

Il problema è che vorrei averle tutte. Avere un box gigante pieno di macchine: un sogno.”

Quali sono le 3 doti fondamentali che un pilota deve avere, in particolare nel campo del drifting?

“Non sono la persona più adatta per poter dire quali tipo di doti debba avere un pilota di drifting, non essendo ancora esperta, ma di sicuro deve essere per lo meno portato, dev’esserci un’attitudine di fondo. Per il resto ci vuole tanto allenamento, quindi tanto tempo e soldi, cosa che a me, purtroppo, mancano al momento.”

Il drifting è molto apprezzato all’estero, soprattutto in Giappone. Cosa manca in Italia per farlo emergere secondo te?

“Il drifting è nato in Giappone e là c’è un altro livello. Ho avuto la fortuna di andare a fare drifting in Giappone, a Ebisu, e non per niente il circuito viene chiamato “Drift Heaven”. Al di là del livello nettamente superiore che hanno in Giappone credo che sia soprattutto l’atteggiamento degli italiani a far sì che nel nostro paese non riesca a crescere più di tanto questo sport nonostante alla gente piaccia.

Bisognerebbe essere un pò più umili e amichevoli qui per fare del drifting qualcosa di bello, grande e divertente. E poi le omologazioni, che sono impossibili in Italia. Siamo ridicoli.”

Secondo te c’è discriminazione nel settore delle quattro ruote nei confronti delle donne?

“Non credo ci siano discriminazioni nei confronti delle donne, anzi, ce ne sono molte e di molto brave in Europa. Chi discrimina c’è sempre e sono gli ignoranti, ma quelli si trovano ovunque purtroppo.”

Qual’è il tuo idolo in questo campo?

“A me piace guidare e non mi interessa molto seguire quello che fanno gli altri però direi che diventare brava come Kuma Kubo, noto campione di drifting giapponese, nonché proprietario delle piste a Ebisu, non mi dispiacerebbe per niente!”.

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