Donne in moto ma non a cavalcioni. Perché provocano troppo. Sembra essere tornati al Medioevo e invece questa è la legge – nel vero senso della parola – che vige nel 2013 in Indonesia. Alle donne di Lhokseumawe, seconda città della provincia di Aceh (a nord di Sumatra) che conta oltre 170mila abitanti, è stato fatto divieto di andare in moto come passeggere nella classica e più comoda posizione a cavalcioni.

La notizia ha scatenato una valanga di polemiche ma secondo le autorità locali questo comportamento viola i precetti della legge islamica: “Salendo a cavalcioni, le donne provocherebbero il conducente. Si tratta di proteggere le donne da una situazione indecente” ha spiegato il bizzarro sindaco di Lhokseumawe, Suaidi Yahya. Le donne possono essere trasportate dunque solo nella posizione detta da amazzone, cioè con le gambe accavallate su un lato del veicolo (nella foto del globalpost.com). Per fortuna nessuno proibirà loro di continuare a guidare nella classica posizione di guida, ma sempre indossando abiti ampi e lunghi nel pieno rispetto delle norme islamiche.

L’Indonesia conta 240 milioni di abitanti e il maggior numero musulmani al mondo. Nella sua Costituzione è garantita la libertà religiosa, ma la provincia di Aceh, statuto autonomo nel 2001, ha imposto la Shari’a, legge canonica islamica che stabilisce differenze tra i ruoli di genere, i diritti e gli obblighi di donne e uomini. Qui la donna è obbligata a indossare velo e ampi abiti, mentre le coppie che non sono ancora unite dal matrimonio non possono frequentarsi. Alcool e giochi d’azzardo sono ovviamente proibiti.

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