La Super Speciale della Dakar 2016, o Super Fiambala come l’ha definita il suo “creatore”, Marc Coma, è in effetti la prova sino ad ora più dura del rally raid. Più difficile, insidiosa, sorprendente. Si inizia con lo spettacolo della partenza “mista”, una tantum. Vuol dire che i concorrenti partono non per classe di appartenenza ma in funzione del tempo ottenuto nella Speciale del giorno precedente. Non le moto, poi le auto, eccetera ma nell’ordine, le 5 migliori moto, le 5 auto più forti, e così via.

La Speciale, tracciata sulle dune della valle infuocata, è lunga oltre 270 chilometri. Sulla carta è un grande carosello tra le sabbie torride del Nord Ovest argentino all’ombra delle Ande, ma questa Dakar ci ha ormai assuefatti all’idea che il meteo non risponda a nessuna delle statistiche relative alle aree attraversate dalla Dakar. Pur in un contesto climatico quanto meno atipico, che costringe gli organizzatori a ritardare la partenza e a tagliare la prova dell’ultimo quarto per i danni alle piste provocati dalle forti piogge della notte, la Speciale è immediatamente segnata dai colpi di scena, che scandiscono un ritmo di gara indiavolato.

In pochi chilometri sono costretti a segnare il passo Van Loon, Hirvonen, Al Attiyah, che mette la macchina su un fianco, lo stesso Petrhansel che si perde confuso dalle tracce dei piloti partiti prima della 2008 DKR. È il momento in cui Carlos Sainz rimette in gioco le sue migliori qualità e parte all’attacco. La Peugeot n° 303 vola sugli ostacoli e sulle dune, ma si ferma poco oltre il 200esimo chilometro. La causa è un forte colpo in fase di compressione, la conseguenza un piccolo guasto alla trasmissione della 2008 DKR. Ma un “piccolo” guasto in una parte così vitale, della Peugeot e di qualsiasi altra macchina, è sempre un grande problema. Sainz si ferma, si rende conto che non può intervenire, si toglie il casco e si rassegna ad attendere il veicolo di assistenza in corsa per uscire dalla Speciale.

Dall’altra parte del “tabellone” le cose vanno in modo molto diverso. Peterhansel e Cottret si sono persi all’inizio della Speciale per una leggerezza tattica. Invece di “navigare” autonomamente, l’equipaggio ha deciso di fidarsi della tracce lasciate dai concorrenti partiti prima di loro. L’errore degli apripista ricade sull’equipaggio Peugeot: “Peter” e Jean-Paul si fermano, tirano fuori le mappe, ricostruiscono la posizione dell’auto e, finalmente dopo un buon quarto d’ora, riprendono la gara, questa volta decidendo di giocare il tutto per tutto senza compromessi. Peterhansel lancia la Peugeot al massimo del suo potenziale, senza curarsi troppo dei rischi cui va incontro, e manda in scena l’intero repertorio del suo talento.

La strategia “paga”, Stéphane Peterhansel riprende Sainz e il duello tra i due portacolori Peugeot si interrompe solo quando Sainz è costretto a fermarsi. In quel momento Peterhansel conquista la vittoria della Speciale e, all’arrivo di La Rioja, la leadership della Dakar. Oltre un’ora di vantaggio su Nasser Al Attiyah. A mitigare il dispiacere per la fermata fuori programma di Sainz interviene la buona prova di Sebastien Loeb, quinto, e la “speciale perfetta” di Cyril Despres, che insieme a David Castera ottiene con la Peugeot un secondo posto che è il migliore risultato dell’ex motociclista cinque volte vincitore della Dakar. Due anni fa Despres era a Fiambala in Moto, quest’anno dice che, con la Peugeot 2008 DKR, si è divertito molto di più.