E’ il momento meno opportuno per dare nomi e numeri della Dakar 2016. La fotografia del rally raid, giunto all’ultima tappa, si annuncia come una gigantografia di Stephane Peterhansel, di Jean-Paul Cottret e della Peugeot 2008 DKR. La penultima frazione, 450 chilometri di Prova Speciale sugli oltre 900 in totale, non è uno scherzo. Si va verso la fine, ma non passeggiando. Di nuovo veloce ma anche tecnica, un po’ WRC, un po’ esplorazione di strada di montagna, dolcemente, velocemente. Lunga, sfinente, incerta e costellata di cambiamenti di fronte.

Come sempre, nelle ultime battute le strategie risentono pesantemente delle posizioni e delle aspettative. Chi è davanti tende a stringere il morso e a contenere ogni tipo di sortita, chi è indietro, avvicinandosi il momento di una resa dei conti non favorevole, cerca almeno il gol della bandiera. Ed è così che a vincere la penultima tappa della Dakar è Mikko Hirvonen, debuttante di lusso. Timido, simpatico, consistente, il finlandese firma il suo primo acuto e si concede di tenere dietro il Campione in carica della Dakar.

Nel contesto specialissimo, non desta particolare sorpresa che le Peugeot segnino il passo, arroccandosi in difesa del loro campione più rappresentativo, Stéphane Peterhansel. Le tre auto del Leone chiudono la penultima fatica del Rally in formazione compatta, al limitare pacifico della decima posizione. Loeb, Despres, Peterhansel, nell’ordine. Hanno corso a distanza ravvicinata, quasi a vista scambiandosi segni di approvazione e di rassicurante presenza. Il traguardo archivia non più un exploit, le Peugeot 2008 DKR hanno riempito di prodezze le due settimane di rally, ma un ulteriore punto fermo a un giorno dalla fine. Il Monumento alla Bandiera dista ora 700 chilometri: 180 di questi sono ancora cronometrati, gli ultimi, i restanti 520 sono di trasferimento fino al Podio di Rosario.

Peterhansel e Cottret sono primi, Al Attiyah recupera un po’ di strada, ma resta distante 40 minuti, De Villiers è terzo, oltre il muro dell’ora. Al grappolo di campioni dobbiamo aggiungere Hirvonen, includere Despres che è ancora “giovane” con le quattro ruote, e non dimenticarsi di Sebastien Loeb che è un mostro anche qui, dove fino ad un attimo prima non si sa dove si mettono le ruote, e dove conta sapersi adattare alle trappole del deserto come camaleonti affamati di gloria. Bruno Famin, il Direttore del progetto Dakar e Team Manager del Team Peugeot Total, è il più silenzioso di tutti. Il momento è solenne anche in cima alla piramide delle responsabilità.

(Si ringrazia Peugeot Italia per il contenuto).