La Dakar 2015 arriva nel giorno in cui copre una larga area sudamericana e regala spettacolo agli appassionati. Ben tre gli scenari contemporanei. Le auto sulla seconda parte della Marathon di ritorno dalla Bolivia, le moto al primo dei due giorni senza assistenza in direzione Uyuni, e a Sud di Iquique gli Elefanti del deserto sulla ultima parte della loro Marathon. Le auto partono in linea, a gruppi di cinque contemporaneamente all’abbassarsi di una bandiera. Davanti a loro 130 chilometri profilo altimetrico zero, bianco, accecante, che annulla il senso dell’orientamento e, soprattutto, della velocità. Cinque macchine divorano costantemente affiancate la distesa del Salar di Uyuni sfiorando il break del limitatore. Poi la speciale sale verso le Ande, le supera, viene neutralizzata per un lungo tratto e si conclude con la picchiata giù dal tobbogan di sabbia della Grande Duna di Iquique.

Per le Peugeot 2008 DKR del debutto e per i suoi equipaggi stellari la Uyuni-Iquique è una giornata esaltante. Stephane Peterhansel, rassicurato dalla perfetta tenuta della macchina al termine della prima frazione Marathon, non resiste alla tentazione di provare il bolide sulla distesa salata del Salar, e per una volta va a vedere dov’è il plafond della 2008 DKR. Nessun avversario davanti, solo a lato, a destra e sinistra, l’eccellenza meccanica degli ultimi anni nelle mani di Al-Attyia e De Villiers. Col gruppo di testa per tutta la prima parte della Speciale, Stephane torna nella parte più importante di collaudatore dello sviluppo Peugeot Sport e “leva” progressivamente concedendo terreno agli avversari e chiudendo comunque settimo sul traguardo e ottavo nella classifica generale.

All’arrivo a Iquique irrompe con l’euforia del pilota soddisfatto: “Ieri è stata una giornata speciale ma per certi versi critica. Pioggia e grandine, vento e fango. Oggi è stata una bella tappa, con una speciale semplicemente stupefacente. Quattro diverse macchine affiancate alla massima velocità per 130 chilometri. Questa è adrenalina. Sfruttare la scia, “togliere” un pelo e far scivolare la macchina sui due-tre cambi di direzione, di nuovo a 160, 180 chilometri all’ora. Macchina perfetta, al bivacco di Uyini abbiamo cambiato le gomme, pulito i radiatori e basta. Poi la grande volata di oggi, inebriante, lunghissima, senza un solo piccolo problema, neanche il mal d’altitudine sulla distesa di quel Paese, la Bolivia, che è più vicino al cielo!”. 

Passano i minuti e arriva anche il cinque volte vincitore Cyril Despres che scende dalla duna vertiginosa in una nuvola di polvere, attraversa gli scrosci di applausi della babele sudamericana assiepata lungo il corridoio d’arrivo, taglia il traguardo con un 27esimo posto di tappa che gli vale il 33esimo nella generale. Un risultato di tutti rispetto considerando il debutto con le auto: “Sta diventando la gara degli aneddoti – racconta il pilota francese – . Non riesco ancora a ricordare una sensazione così strana come vedere attraverso la polvere il suolo bianco di grandine. La speciale di oggi, la ricorderò per la partenza in linea, e per tutti quei chilometri tentato dalla massima velocità di un modo di correre che non conosco ancora bene. Bellissimo, e tutto molto bene, senza problemi, come volevamo che fosse. Ah, sì, la bellezza della tappa di oggi stava per farmi dimenticare l’errore che ci ha portati all’insabbiamento di ieri, che mi ha portato via un po’ di tempo a spalare. Non lo avevo mai fatto con le moto!”. 

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