La Dakar 2015 scende in strada. Motori e piloti sono andati a regime per la prima volta in un contesto ufficiale. Per un pomeriggio, solo per i pochi chilometri di vie del centro di  Buenos Aires che separano Tecnopolis da Plaza de Mayo, e per il ritorno al paddock. Nella grande spianata, davanti alla Casa Rosada, ufficio principale del governo, è stato allestito lo scenografico podio di partenza della 37ma edizione della Dakar, 9.000 chilometri che saranno il palinsesto della più grande avventura del motorismo. La città si è fermata e la popolazione si è concentrata attorno alla piazza che ospita la rampa di lancio e lungo i venti chilometri di asfalto cittadino transennati. Una folla che non si è fatta pregare per manifestare il proprio entusiasmo e per dar vita alle consuete scene di sano delirio. 161 moto, 45 quad, 137 auto e 63 camion, tutti i piloti e gli equipaggi ammessi al via al termine delle verifiche preliminari, hanno sfilato lungo le vie cittadine in una interminabile passerella.

L’entusiasmo dedicato dagli appassionati per il cerimoniale del podio di partenza (una consuetudine della Dakar Sudamericana, ndr) è scontato, quello che ha per destinatari personaggi talvolta perfettamente sconosciuti è ancora e sempre commovente, una caratteristica della Dakar e di una tradizione che risale all’epopea del motorismo sudamericano. Tutti salgono sul podio, tutti ricevono la gratificazione di un’intervista televisiva in seno alla grande diretta. La tradizione vuole che Robby Gordon lanci il proprio Hummer oltre la rampa di partenza, e la scena si ripete anche quest’anno. Gli assi della Dakar sono inevitabilmente i più osannati e vengono trattenuti il più a lungo possibile sul palco: Marc Coma, Nani Roma, i campioni in carica, ma allo stesso modo i miti generati dalla straordinaria avventura sportiva.

Quando sale sul palco Monsieur Dakar, Stephane Peterhansel, undici vittorie e un record difficile anche soltanto da immaginare, l’entusiasmo raddoppia. “Peter” richiama accanto a sé Carlos Sainz e Cyril Despres: i tre fuoriclasse sommano, sul palco di Buenos Aires, 17 vittorie riunite nei colori di un progetto sportivo senza precedenti. Peterhansel presenta ufficialmente alla capitale la sua nuova sfida e la nuova Peugeot 2008 DKR. Il prototipo ha già catapultato su un livello superiore l’immaginario delle ‘Formula 1 del Deserto’, e alimenta ormai un ideale di prestazioni che la fantasia degli appassionati ha eletto ad esempio del futuro della specialità.

L‘Astronave Francese, come l’ha definita un commentatore, non è ancora scesa in campo ed è già un mito meccanico, al punto che per molti il responso della pista e della prima prova speciale è quasi scontato. Il primo feedback positivo è nel lavoro dei tecnici, quello che permette ad una macchina appena nata di poter affrontare la Dakar senza remore o timori reverenziali. Peterhansel sorride e spiega. Il re della Dakar è il primo ad avere fretta. Non avrebbe rinunciato ad una vittoria ben più che probabile, dopo la beffa dello scorso anno (QUI I DETTAGLI), se non avesse pensato di poterla ottenere in un modo ancora più bello.

(Si ringrazia Peugeot Italia per il contenuto)

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