Nella presentazione ufficiale, alla Dakar 2014 veniva attribuito il nome ‘Odissea’. Difficile pensare che non sia azzeccato visto l’incredibile percentuale di ritiri che ha colpito i concorrenti. Nel 2013, tagliarono il traguardo di Santiago quasi il 60% dei partecipanti mentre sabato 11 gennaio a Salta, giornata di riposo a metà della corsa a tappe, più della metà dei concorrenti è stato costretto al ritiro. Al via della settima tappa ci saranno solo 83 moto su 196 e 17 quad su 57. Leggermente meglio va alle auto con 70 ancora presenti su 153 e i camion, quasi al completo con 52 su 75. In totale sono in corsa solo 222 partecipanti su 475 partiti. Tra loro non c’è più il povero Eric Palante, scomparso tragicamente nella quinta tappa.

Tra moto e quad sono rimasti solo tre rappresentati italiani: Camelia Liparoti, Paolo Ceci e Luca Viglio, sofferente dopo la caduta di venerdì ma voglioso di terminare la gara: “Si è tornati alle origini, difficoltà di guida, navigazione, condizioni ambientali, c’è tutto – ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport - E se prima di partire avevo fatto un pensiero alla classifica, adesso l’obiettivo è sopravvivere fino alla fine. Mi sono perso, ho passato il quad di Petronelli che in una discesa terribile è rotolato per 3-400 metri, ho superato percorsi da canyoning, pronto a mollare la moto se necessario, sono rimasto senza benzina in mezzo al nulla, mi sono dissetato nell’acqua fangosa di un fiume. Però non mollo”.

Il plotone delle moto e dei quad si sta arrampicando sulla catena delle Ande con destinazione Uyuni, in Bolivia, per la prima parte della seconda tappa marathon (ossia senza assistenza ma in forse per il maltempo) che porterà gli avventurieri a Calama, in Cile, dopo 864 km. Per auto e camion invece è previsto un anello a Salta di 755 km dei quali 533 in speciale. In bocca al lupo.

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