Il 5 gennaio a Lima scatterà la Dakar 2013. Al via ci sarà anche Miki Biasion, campione del mondo di rally nel 1988 e 1989. Il  pilota vicentino sarà alla guida del New Trakker Evolution 2, il camion della Iveco del Team olandese Petronas De Rooy Iveco, affronterà per la decima volta in carriera la gara più impegnativa al mondo. Oltre 8mila chilometri e 14 tappe durissime: “Questa è la corsa più faticosa che esista - confessa Biason in un’intervista al Sole 24 Ore - E, nella mia categoria, i camion, la competizione è elevatissima. Su 80 team concorrenti, una trentina possono puntare alla vittoria. Per un pilota e’ adrenalina pura, e’ stimolo in piu’. Quando vai una volta alla Dakar, vuoi tornarci”.

E pensare che con i rally Miki (foto pagina ufficiale facebook) aveva chiuso da tempo: “Sono stati la mia vita. Ho smesso nel ’95 quando il mondo dei rally stava cambiando: c’erano pochissimi costruttori coinvolti, molti piloti arrivavano con la valigetta dello sponsor e comperavano un posto in una squadra ufficiale. A me, che ero sempre stato professionista, non piaceva essere desiderato solo per il budget che garantivo, cosi’ ho appeso il casco al chiodo. Poi, da un incontro casuale con i dirigenti Iveco si è sviluppata l’idea Dakar, ed ora eccoci qua pronti per una nuova avventura”.

La Dakar non è come le altre gare del motorsport e da quando si corre in Sudamerica richiede ancora più impegno: ”E’ una gara di durata, l’avversario numero uno e’ il deserto, la natura. Ci vogliono regolarita’, tattica, esperienza. Quest’anno affronteremo dune di sabbia molto alte nel deserto peruviano. In Africa arrivano al massimo a 250-300 metri, lì tante volte si toccano quota 1.700 metri. Attraverseremo la Cordigliera delle Ande in Argentina, per due volte si salirà a 4mila metri, con difficoltà respiratoria per gli equipaggi e difficoltà per le turbine dei motori. La Dakar è un test perfetto per l’affidabilità dei mezzi, che vengono messi in condizioni estreme”.

Fisicamente lo sforzo che richiede ogni tappa è notevole: ”Io ho iniziato la preparazione atletica a fine agosto con un preparatore : faccio 2-3 sedute alla settimana di 4 ore, con lavoro aerobico, pesi e soprattutto addominali e dorsali che sono i muscoli piu’ sollecitati per le oscillazioni verticali cui si è sottoposti alla guida del camion. E poi ho osservato una normale dieta alimentare, senza però rinunciare al pranzo di Natale…”.

L’umanità che fa riscoprire la Dakar è qualcosa di incredibile: ”E’ come una caccia al tesoro, visto che il percorso di ogni tappa lo si scopre la sera prima e la chiave diventa il tuo co-pilota navigatore ma è l’unica disciplina del mondo dei motori dove l’aspetto umano è dominante. Si prova vincere, ma se il tuo avversario ha dei problemi in corsa, ci si ferma e lo si aiuta. In questo ricorda il rugby e il suo terzo tempo. Alla sera, poi, siamo tutti in fila al buffet per la cena, dalla star all’ultimo meccanico, tutti allo stesso livello. E’ questo il bello, non c’e’ differenza: ognuno monta la propria tenda e la propria doccia, la natura livella tutti”. In bocca al lupo Miki!