All’interno del convegno organizzato dal Centro Studi Promotor sul tema “Il mercato dell’auto oltre la metà del guado”, il principale relatore Gian Primo Quagliano, ha messo in evidenza un aspetto che da troppo tempo viene trascurato.
Il fatto che arrivi da una figura di riferimento per il settore e autore di importanti ricerche sul mondo della mobilità individuale apre interessanti spunti di riflessione su uno dei fattori di freno alla ripresa del mercato.

Viene infatti rilevato che, in concomitanza con la crisi e prendendola come pretesto, da tempo è in atto una continua campagna di opinione basata su argomenti fintamente ambientalisti, su dati e interpretazioni di fatti utilizzati solo per la parte che fa comodo alla tesi che si vuole sostenete. Tutto nel nome del politicamente corretto e con obiettivo finale, più o meno dichiarato, quello di demonizzare l’auto.

Tra i tanti casi ne vengono citati alcuni davvero incredibili e divertenti, ma a mio parere molto preoccupanti soprattutto perché ne sono protagonisti i politici e il mondo della comunicazione.
Tra questi quello di un Ministro che nel 2012 ha dichiarato che l’automobile “è un prodotto obsoleto” senza spiegare in alcun modo quali sarebbero i mezzi più evoluti verso cui indirizzarsi. Dimenticandosi anche di spiegare perché le vendite mondiali continuano a crescere a livello globale mentre la crisi ha colpito solo i paesi del sud Europa sottoposti a misure di austerity.

Un ruolo importante però lo ha il mondo della comunicazione sempre alla ricerca dello scoop o del grande titolo ad effetto. Come dimenticare, ad esempio, quanto pubblicato anche da autorevoli organi di stampa, circa la presunta preferenza che i giovani accorderebbero al tablet piuttosto che all’automobile. Ora in un paese come l’Italia con la disoccupazione giovanile arrivata al 40,1% è invece obiettivamente innegabile che l’auto sia invece diventata solo un sogno impossibile mancando in verità i soldi per acquistarla.

Altro tema caro agli ambientalisti è quello del tasso di motorizzazione in Italia che sarebbe il più alto in Europa. Vero se lo prendiamo in termini numerici, ma se andiamo ad analizzarlo vediamo che, secondo Legambiente, fatta 100 la media europea, le metropolitane a disposizione dei cittadini italiani è di 39,6, quella dei treni pendolari 45,8 e quella dei treni ad alta velocità 61,2. Quindi questo è un problema di mobilità che il servizio pubblico non è in grado di assolvere e che servirebbero nuove infrastrutture anche considerando semplicemente chi si deve muovere per arrivare sul posto di lavoro.

Poi c’è stata la storia del boom delle biciclette, tanto care al Comune di Milano, che hanno sorpassato nel 2012 le vendite di auto. Ora pensare di far andare avanti l’industria di un paese vendendo bici mi sembra davvero eccessivamente ottimistico, ma attenzione non è che nelle due ruote a pedale se la stiano passando bene perché la crisi non ha risparmiato il settore e anche qui c’è un segno meno, -4,7% nei confronti del 2011 e -19,3% se ci portiamo al 2007 ultimo anno pre-crisi.

Altro scoop quello sul boom del car-sharing, sempre riferito al 2012, che è passato da 17.900 a 22.700 utenti, un numero davvero quasi insignificante se riferito a quello dei veicoli in circolazione e delle patenti. Di certo il segmento specifico è in movimento e il vero boom è iniziato quest’anno con il successo di Car2Go a Milano e che si svilupperà con nuove iniziative nella stessa città e nel resto del paese. Ma resterà solo un fenomeno urbano.

Sempre sul tema delle patenti è girata la voce che i giovani non sarebbero più interessati a conseguirla. Allora qualcuno deve spiegare come mai ogni anno cresce il numero di licenze emesse che a inizio ottobre hanno raggiunto la cifra di 34.671.293 (trentaquattromilioni, seicentosettantunomila e duecentonovantatre).

Per finire parliamo di traffico. Qualcuno ha scritto che la congestione stradale era calata in Italia del 34%! I dati sono stati usati per giustificare la disaffezione e l’abbandono dell’auto come mezzo, ma non trovano alcun riscontro da nessuna parte. Il calo c’è stato non c’è dubbio, ma se si è consumato il 10,5% in meno di benzina (e sempre a causa dei costi sempre più insostenibili) non si capisce come si arrivi a queste conclusioni.

Una serie di notizie che sono delle vere e proprie leggende metropolitane che però non aiutano di certo a far ripartire il settore e contribuire alla ripresa. Ma la cosa più fastidiosa è che tutte queste false informazioni vengono usate a pretesto per adottare provvedimenti che alla fine penalizzano solo i cittadini e un comparto industriale fondamentale per l’economia nazionale.

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