Alle prossime elezioni del 24 di febbraio si recheranno alle urne 34 milioni di automobilisti. Un bacino molto ampio di voti che dovrebbe interessare parecchio alle forze politiche.

A quanto pare, però, il cittadino automobilista anche dopo il voto dovrà mantenere il ruolo di sempre, quello di pagare le tasse e di subire un numero sempre maggiore di obblighi, intralci, vessazioni , discriminazioni e, in cambio, meno diritti.

Una situazione che appare chiara dalla lettura dei programmi elettorali dei vari schieramenti dove non c’è traccia alcuna della volontà di affrontare in modo organico il settore dell’automotive nei suoi aspetti sociali, industriali e di tutela dell’occupazione.
Peccato perché come abbiamo già segnalato, l’Erario incassa dall’auto qualcosa come 60 miliardi di euro, e una volta di più si dovrà combattere contro il costo della benzina, delle assicurazioni, dei pedaggi autostradali e delle tasse dirette e indirette da pagare a tutti i livelli dell’amministrazione pubblica centrale e locale.

Per cercare di sensibilizzare i politici si è mossa anche l’ACI, l’Automobile Club d’Italia che ha presentato una serie di proposte al futuro Governo, strutturata in 10 punti che, se attuati, potrebbero far risparmiare all’automobilista una cifra complessiva di 26,8 miliardi di euro; si ridurrebbero infatti i cosi di gestione dell’auto di 700 euro che passerebbero, sempre secondo una stima dell’ACI, dai 3.500 euro attuali a 2.800.

Queste le proposte:
1) ABOLIZIONE DEL CODICE DELLA STRADA E CREAZIONE DEL CODICE DEI CONDUCENTI. L’obiettivo è quello di ridurre l’enorme massa burocratica che lo caratterizza (è composto da 245 articoli, altri 408 per il regolamento di attuazione e ancora 19 appendici) per arrivare ad uno più snello di soli 50. Bella proposta ma conoscendo il pachiderma che si muove dietro ed i relativi interessi e competenze è praticamente impossibile da realizzare.

2) PATENTI A LIVELLI PER LE AUTO PIÙ POTENTI. Ovvero un sistema graduale che porti i giovani a guidare le vetture più potenti solo dopo più di un solo anno di patente. Se ne parla da anni ma la verità è che la scuola guida non dà nessuna formazione specifica. Niente guida notturna, ad esempio, né in autostrada, tanto meno su auto veloci.

3) CORSI DI RIEDUCAZIONE STRADALE PER IL RECUPERO DEI PUNTI PATENTE. Giusto rifare gli esami per chi infrange le regole.

4) ABOLIRE IL SUPERBOLLO. Una tassa inutile che ha distrutto il mercato delle auto sportive, non ha fruttato niente allo Stato e anzi ha fatto perdere un sacco di IVA.

5) RIMODULARE LE ACCISE PER I CARBURANTI. Certo sarebbe una misura sensata e anzi dovuta, ma inutile sperare, il fisco ci perderebbe e non avrebbe risorse per emergenze improvvise.

6) RIFORMA RC AUTO PER PREVENIRE LE FRODI E CONTENERE I COSTI. Questo è un punto molto delicato ed è la seconda voce di spesa sull’auto. In Italia però girano 4 milioni di vetture senza assicurazione con gravi ripercussioni a livello di costi sui cittadini onesti. Altissima poi la piaga degli incidenti fasulli o gonfiati, Paga sempre, e più caro, solo chi è in regola.

7) PROVENTI DELLE MULTE DESTINATI ALLA MOBILITA’. Nel 2012 sono stati pagati oltre 2,5 miliardi di euro di multe. Per legge il 50% dovrebbe essere reinvestito nella sicurezza stradale, ma è difficile verificare se i Comuni la applicano correttamente, in genere se ne servono per fare cassa.

8) PIU’ METRO, BUS E TRAM PER RINUNCIARE ALL’AUTO IN CITTA’. In tutte le città italiane il sistema è tutto tranne che efficiente, economico e veloce; spesso svolto con mezzi vecchi ed inquinanti.

9) PIU’ INFOMOBILITA’ A LIVELLO LOCALE. Si passa troppo tempo in coda e non ci sono sistemi di gestione del traffico. La lentezza è un costo!

10) CABINA DI REGIA DELLA MOBILITA’ PER IL TERRITORIO. Serve qualcuno che coordini a livello centrale le amministrazioni regionali e locali che legiferano e fanno regolamenti del tutto scoordinati.

Questi i punti che potrebbero servire a far ripartire un comparto in crisi da tempo come confermano anche le 350 concessionarie che hanno chiuso nel 2012 e che sta mettendo a rischio altri 10.000 posti di lavoro. C’è qualche partito che vuole occuparsene?

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